Il ventennale del Pg Modena Campione d’Italia

Giornata del ricordo di qualcosa di grande, immenso, una vera e propria “impresa”.

I Cadetti del Pg Modena ritornano sul “Luogo del delitto”: tutti al Pianeta Viola per sudare come all’interno di una tipica settimana di intensi allenamenti guidati da Coach Gaetano Gebbia, dall’Assistente Massimo Bianchi o dal Preparatore Gaetano Rosace.

Ci sono tutti o quasi: c’è chi ha preso aereo o treno per arrivare in tempo e chi osserverà da lontano le performance dei propri amici tramite il web.

Il Pg Modena dei classe 1978-79 andò a compiere una vera e propria impresa per un settore giovanile che, negli anni, e grazie al lavoro di tecnici preparati(tre dei quali lavorano ancora nei quadri tecnici della Viola di oggi ovvero Giovanni Benedetto,Massimo Bianchi e Gianni Tripodi) riuscì molte volte a stupire l’Italia ed a sfornare atleti in grado di giocare anche in Serie A1(vedi Rocco Famà).

Il super gruppo dei Cadetti si è riunito per ricordare quei giorni a suon di pallacanestro con una partita amichevole e dimostrativa che ha messo, nuovamente in evidenza tutta la caparbietà dei “violini”: c’è chi fa l’ortopedico, chi il chirurgo, chi si dedica con passione alla preparazione fisica e chi è rientrato recentemente dall’estero per ragioni lavorative.

Lo spirito, però, è sempre quello destinato ad un’incredibile voglia di vincere: “Coach Gaetano sguinzaglia i doberman” , afferma ridendo un compiaciuto Massimo Bianchi ricordando l’attitudine difensiva delle guardie reggine.

Gaetano Gebbia, visibilmente emozionato per ritrovare i suoi “allievi” racconta aneddoti di qualcosa di “stupefacente”: un gruppo unico nel suo genere che riuscì nell’impresa di battere le super potenze cestistiche dell’Italia degli anni ’90 vincendo un tricolore significativo.

Una vittoria fatta di difesa press, raddoppi, energia ed organizzazione.

All’arrivo del treno da Livorno, il capostazione annunciò l’arrivo dei campioni d’Italia che stesero, con un secondo tempo “da urlo” la fortissima Benetton Treviso.

L’appuntamento: probabilmente tra dieci anni per rivivere nuovamente qualcosa di indelebile.

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