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Ionicup, Rocco Famà e la magia del basket che cresce: “I ragazzi sono spugne, il segreto è giocare e divertirsi”

L’ex playmaker della grande Viola di Gianni Scambia, oggi tecnico del settore giovanile Lumaka, ospite alla Ionicup di Locri per il torneo di minibasket: “Serve costanza e voglia di fare, senza dimenticare il divertimento”

Locri– Il rettangolodella Ionicup si tinge di entusiasmo e ricordi. Tra i protagonisti dell’evento dedicato ai più piccoli, c’è anche Rocco Famà, volto storico del basket reggino che ha indossato la maglia della Viola nei tempi del grande basket, giocando addirittura in Serie A con Gianni Scambia. Il coach ha condiviso con noi le sue emozioni e la sua visione del basket giovanile, tra aneddoti, passione e insegnamenti.

 

Famà non è nuovo a questa manifestazione. “Io ero già venuto qui con un po’ di anni fa con Andrea, che ancora mio figlio era piccolino, e me lo ricordavo già come una manifestazione molto interessante, dove i ragazzi hanno l’opportunità di mettersi a confronto anche con squadre di un livello un po’ diverso,” ha raccontato. Il ricordo va alla presenza dell’Olimpia Milano, che in quell’edizione vinse con distacchi abissali, ma anche a tanti giovani poi cresciuti nel tempo. “Mi pare evidente che sia ancora migliorato, organizzato assolutamente in maniera impeccabile,”

Ciò che colpisce maggiormente Rocco Famà è l’entusiasmo dei giovani cestisti. “Stare qui con i ragazzi e quei piccolini e vivere un po’ la passione che loro ti trasmettono. Non c’è bisogno neanche che tu gli dica nulla, hanno proprio voglia di essere qui, sono entusiasti di voler iniziare a giocare, di vedere le partite degli altri,” ha dichiarato. L’ex playmaker ha poi spiegato l’approccio con la sua nuova avventura nel minibasket, iniziata da pochi mesi: “Io mi sono approcciato a questo mondo del mini basket da gennaio, febbraio e ti dico che i ragazzi si sono affezionati veramente in un amen e sono sempre lì a chiedere ‘Ma questa cosa come si fa? questa cosa come devo migliorarla?'”. Per Famà, i ragazzi in questa fascia d’età sono delle vere e proprie “spugne”, pronte ad assorbire ogni insegnamento.

Il tecnico ha voluto lanciare un messaggio chiaro: l’importante è giocare, ovunque e contro chiunque. “Io non credo ci sia una manifestazione migliore di un’altra. Il ragazzo deve fare esperienze, può giocare anche veramente in un campetto disastrato,” ha affermato, ricordando con nostalgia i tornei estivi a Saline e Lazzaro, sui campi di cemento della sua giovinezza. “L’idea è giocare, giocare, giocare contro chiunque. È mettersi sempre a confronto e poi essere tranquillo.” Ha poi aggiunto una precisazione fondamentale: “In questa fascia di età iniziare a giocare è assolutamente per divertirsi, ma è anche complicato far passare solo il messaggio del divertimento, perché ti posso garantire che ci sono dei ragazzi che hanno proprio voglia di acquisire”.

Famà ha voluto sottolineare il ruolo fondamentale degli allenatori nel trasmettere la passione, citando l’insegnamento del compianto Gaetano Gebbia. “I ragazzi devono avere voglia e dobbiamo essere noi bravi a trasmettere questa voglia e fargliela continuare a vivere dentro,” ha spiegato. Alla domanda su chi fosse il suo modello, il coach non ha esitato: “Michael Jordan è troppo facile”. E ha svelato il suo idolo: “I tempi miei erano i tempi di Magic Johnson. Io ero innamorato del suo gioco, della sua visione. Un giocatore meraviglioso che sapeva leggere il gioco perfettamente, che si era costruito anche un bel tiro dalla media, che sapeva giocare uno contro uno in tutti i modi”. 

Impossibile non chiudere con un aneddoto che profuma di leggenda. Famà ha raccontato un episodio incredibile dei suoi tempi in Viola: “Abbiamo giocato contro Michael Jordan che scese in elicottero e noi eravamo lì”. Un ricordo che ancora oggi fa sorridere il tecnico, che all’epoca era agli inizi ma già concentrato sul confronto con i giocatori della prima squadra, che per lui erano già “marziani”. “Michael Jordan era troppo lontano, però passava di là,” ha concluso con un sorriso.

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