Bic

IVAN MESSINA:”E’ TUTTO MERITO DELLA “SERA PRIMA” DELLA FINALE”

REGGIO CALABRIA – La città ancora festeggia, ma nella testa e nel cuore di Ivan Messina, il cestista catanese della ReggioBic, l’impresa di domencia ha finalmente trovato un senso. La vittoria dell’Eurocup 2, conquistata al termine di una finale straordinaria contro Hannover, non è solo un trofeo. È la fine di un cerchio, la rivincita di un gruppo che ha saputo trasformare le difficoltà in energia pura.

“Hai un attimino realizzato?” gli chiediamo. Lui sorride, si schiarisce la voce. “Ponderato, devo dire. Stanotte con difficoltà, ma ho ponderato”.

E da lì parte il racconto. Non dall’inizio della stagione, ma dall’inizio dell’Eurocup. Perché quel percorso, confessa Messina, era una scommessa. “Ne ho parlato anche con Fofo, il nostro addetto stampa”, racconta il lungo catanese. “Noi avevamo un po’ questa carta che non sapevamo cosa sarebbe potuto essere, perché non l’avevamo mai provata in una partita ufficiale. Tante incognite”. La scelta iniziale è stata prudente: primo match contro i London giocato col quintetto classico, vittoria. Poi, la svolta. “Contro Gran Canaria abbiamo schierato il quintetto con i quattro lunghi. Dopo un paio di minuti abbiamo visto che girava a memoria. Ho detto: ‘Caspita, qui c’è veramente un bel quintetto'”.

 

Da quel momento, i ragazzi si sono sbloccati. Hanno iniziato a divertirsi. Ma il vero segnale, il momento in cui la squadra ha capito di poter fare qualcosa di speciale, è arrivato nei momenti di difficoltà. “Contro Valladolid, quando Baz è uscito per quattro falli, siamo entrati io e Dima. Abbiamo dato un parziale di 23-8 a una squadra fortissima, che sarebbe dovuta essere la vincitrice del torneo. Lì abbiamo preso consapevolezza: avevamo due quintetti veramente forti”.

Il cammino non è stato privo di ostacoli. Messina lo ammette: “Ne abbiamo visti veramente di mille colori. Partendo dall’estate, mille problemi col mercato, poi i primi mesi… Chiudere così? Va bene così. Va benissimo così”. Qualcuno ha parlato di alti e bassi legati a Bazz, il compagno fondamentale che ha vinto pure in Asia. “Secondo me non è così”, taglia corto Ivan. “Bazz per noi è fondamentale, ma sono contento così. È stato un percorso graduale, ha permesso ad Adam Simonek di prendere fiducia, di avere tanti minuti che gli sono serviti per arrivare pronto all’Eurocup”.

Ma è il retroscena della vigilia a regalare l’emozione più autentica. La notte prima della finale, Messina si ritrova con Baz, Enzo Trabouchet e Juninho. E fa un discorso che cambierà la partita. “Ragazzi, io farò 38 anni a breve. Non so quante finali giocherò ancora. Nella mia carriera, prima di domani, ho giocato due finali: le ho perse tutte e due. Caspita, io non posso perdere quella di domani”. Le parole creano un’intesa che si vede in campo. “Ogni time out, io guardavo loro e loro guardavano me. Come per dire: ci stiamo avvicinando. Hanno dato quel qualcosina in più per regalarmi questo bellissimo ricordo. Non perdere la terza finale, soprattutto dopo l’amarezza dell’anno scorso: vincere tutte le partite e poi perdere la finale non poteva risuccedere. Il karma, in un modo o nell’altro, doveva premiarci”.

E adesso, futuro? Messina è chiaro: “Io non cambierei nessuno. Per nessuno al mondo. Neanche se venisse Patrick Anderson. Forse lui sì… ma squadra vincente non si cambia”. E rivela un effetto inaspettato del trionfo: “Ora la Reggio diventa appetibile. I giocatori iniziano a chiedere se c’è disponibilità a parlare. Non è più un angolino d’Italia del Sud dove si gioca basket di medio livello. Questa è una vittoria storica”. Una vittoria che parla italiano, siciliano, reggino, brasiliano e thailandese. 

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