«Kobe giocava a calcio sullo sterrato del Sant’Anna». Il racconto del migliore amico reggino: «Io e lui, fratelli delle sorelle»
Aspettando il nuovo speciale Kobe, riviviamo il grande appuntamento andato in live su Rac 5 anni fa.Oggi, è una delle eccellenze della medicina.Allora era il migliore amico di Kobe. Che emozioni Domenico Baccellieri.
«Eravamo i fratelli delle sorelle, un po’ emarginati, e per questo stavamo insieme». Con gli occhi lucidi e la voce piena di nostalgia, il dottor Domenico Baccellieri, medico e ex giocatore della Viola, riporta a casa un pezzo di storia che sembra leggenda. In una chiacchierata intima e appassionante, l’amico d’infanzia di Kobe Bryant ha aperto per la prima volta lo scrigno dei ricordi, regalandoci istantanee inedite del più grande campione di basket di tutti i tempi, quando a Reggio Calabria era solo un bambino come tanti.
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Da qui, il via al racconto di un’amicizia unica, parallela alla carriera di una leggenda. «Siamo dello stesso anno, siamo 78, ma io non ci ho mai giocato a pallacanestro con Kobe, e questa è la cosa originale. Noi siamo entrati in contatto perché mia sorella era compagna di scuola di Sharia, la sorella maggiore. Pertanto noi eravamo gli amichetti del pomeriggio, quelli delle feste di compleanno a Reggio Calabria».
Come si viveva una festa di compleanno con Kobe Bryant? «Il ricordo più bello – spiega Baccellieri – era vedere Joe (il padre, ndr) che entrava nelle nostre case, toccava il tetto ed era per noi un mito. E poi c’era questa scena in cui Kobe, nel soggiorno di casa mia che è ancora quello lì, ballava la Break-Dance. È un ricordo che ho sempre con me».
Il tempo insieme è stato breve, ma intenso: «Eravamo i fratelli delle sorelle, un po’ emarginati, e per questo stavamo un pochettino insieme. Poi lui è partito, io ho iniziato medicina. Le nostre strade si sono separate».
Un’immagine vale più di mille parole. Come quella che ritrae i due bambini con un trofeo in mano. «La mia fotografia con Kobe è frutto del mio nono compleanno, di uno splendido match di calcio che organizzammo al campo del Sant’Anna. Ci fu una grande premiazione e vedete che lui ha la sua mano destra sul trofeo perché non mollava nulla».
Ma com’era Kobe in campo, quando a spartirsi il pallone non era ancora un pallone da basket? «Io lo immagino, lo ricordo come una bella ala destra, con questa bella falcata. Correva sullo sterrato del Sant’Anna. A dirlo adesso, a raccontarlo in giro, ci prendono per scemi, passami il termine. Ma sono cose che ti restano in mente, cose belle».
Poi il dramma di quella domenica di gennaio 2020. «Per noi che abbiamo vissuto Reggio e la Viola, Kobe è di tutti. È un patrimonio dell’universo, per quello che è stato e per ciò che ha dimostrato sia dal punto di vista umano che sportivo. È un esempio di sacrificio e abnegazione che lo ha portato ad essere uno dei migliori al mondo».
Nico Baccellieri non dimentica le sue radici. Nel suo racconto, un passaggio è d’obbligo per Gianni Scambia, storico patron della Viola. «È una persona che a mio avviso meriterebbe strade, vie, piazze in vita. Con lui è stato messo in piedi un movimento che ancora oggi ha seguaci. Il vero mito era lui, perché grazie a lui abbiamo avuto Ginóbili,, Montecchia, Sconochini e Kobe stesso. Siamo stati fortunati ad avere Gianni Scambia e la famiglia Viola».
E sui colori? Si scopre che anche Kobe tifava Milan. «Confermo, era milanista. Credo che la passione per i tre olandesi gli sia venuta dopo. Ma in quella Reggio degli anni ’80, a dominare era il Napoli di Maradona. Noi soffrivamo un pochino…»,


