KOBE, UN BAMBINO ITALIANO,QUANTE EMOZIONI NEL DOCUMENTARIO AMAZON

La volontà? Raccontare il lato umano del campione e l’estrema voglia dello stesso di far capire alle figlie, quanto fosse stata importante l’esperienza quadrupla in Italia per lui.

I 90 minuti circa il nuovo documentario è stato utile per comprendere davvero quanto Kobe Bryant fosse legato all’Italia, la sua cultura e le sue città, da Nord a Sud, dal paesino alla città.

Seguendo il padre Joe Bryant,il grande “Jolly Bean” tra i 6 e i 13 anni, Kobe ha vissuto prima a Rieti, poi Reggio Calabria, Pistoia, e Reggio Emilia implementando quel legame con il Nostro Paese che lascia in eredità alla sua famiglia.

A Reggio Calabria,suo padre, visse un esperienza Cestistica in A2 guidato da Santi Puglisi all’interno di un trasferimento di mercato dalla Sebastiani che incluse anche il compianto Gus Tolotti.

L’aspetto fondamentale che risalta subito in Kobe – una storia italiana, il documentario scritto da Giovanni Filippetto e prodotto da Alessandro Lostia per Indigo Stories visibile su Amazon Prime è da brividi: amici d’infanzia, amici di una vita, che videro planare verso gli Stati Uniti, un ragazzino “rompiscatole” che aveva un unico obiettivo sin da bambino, giocare in Nba.

Da Reggio Calabria, sono stati a dir poco emozionanti gli interventi del suo amico Domenico Baccellieri, oggi medico affermato a Milano e compagno di giochi e feste del piccolo Mamba, e di Vincenzo Calafiore, ortopedico di fama, già negli staff azzurri, all’epoca compagno di Minibasket, con tanto di maglia arancione della Viola sotto la guida di Rocco Romeo.

Una favola unica, ricca di aneddoti e colpi di scena:la necessità di Kobe di uscire per strada, prendere un gelato, andare in bici con gli amici, lontane anni luce da un mondo fatto di followers, guardie del corpo e milioni di euro.

Un Kobe vero in grado di ballare la break dance, andare male a scuola, la sua Prima Comunione, la Cresima di sua Sorella, i primi canestri(già dominanti), le arrabbiature per una panchina di troppo (bellissimo l’aneddotto di Coach Menozzi da Reggio Emilia) e la voglia di diventare il più forte.

Oltre agli amici di infanzia, sono stati significativi gli interventi di Danilo Gallinari, Marco Belinelli, Linus di Radio Dee Jay e Gregorio Paltrinieri.

Idem, la testimonianza di Coach Ettore Messina, nello staff dei Lakers nella sua prima esperienza Nba: gli aneddoti di come Kobe “si lamentasse” con lui, in italiano fluente di compagni ed avversari, ma soprattutto, la sottolineatura di come, uno dei giocatori più forti di sempre del basket, abbia sempre detto una sorta di vangelo dalla palla a spicchi.

Devo tanto all’Italia, ai miei fondamentali, imparati nelle scuole di Minibasket: poesia, ricordi,emozioni che, a dirla tutta, fanno “scappare” più di qualche lacrima.

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