La Calabria del Basket e non solo vista da Franco Scrima

 

 

Parliamo con un uomo di sport, un uomo di basket,sport che conosce in ogni minima sfaccettatura. Non possiamo che iniziare questa intervista con un commento riguardante la triste vicenda che si sta delineando all’interno della Pallacanestro Catanzaro formazione che ha avuto Franco Scrima anche nelle vesti di Presidente. La pallacanestro di oggi logora chi la fa, non crede?Un suo commento al riguardo?

r:Può sembrare paradossale ma ciò che altrove è difficile a Catanzaro diventa pressoché impossibile. Oserei dire che si ha l’impressione che non ci sia amore verso questa città che pure vanta una antica  cultura di solidarietà. Capisco che il Paese sta attraversando unperiodo difficile e che il mondo dell’impresa fa i conti con una forte congiuntura economica, ma è pur vero che anche in periodi più fortunati il sostegno alla pallacanestro è stato sempre parsimonioso e, probabilmente, anche poco convinto. E’ anche vero che nella dirigenza della Società possono esserci stati momenti di defaillance in cui sono prevalsi interessi di parte, di schieramenti che si sono rivelati alla distanza poco salutari per la vita stessa del sodalizio. Penso all’incapacità di sapersi tenere strette quelle persone che avevano dimostrato non solo di  garantire i mezzi finanziari ma anche di considerare la Società con intelligente entusiasmo avviando un processo in cui si faceva riferimento anche ad una struttura moderna, proiettata sul territorio, con le premesse per un futuro roseo. Ho ben presenti quegli anni durante i quali la Pallacanestro Catanzaro giocava un basket che entusiasmava, con il pubblico che si assiepava sugli spalti prodigandosi in un tifo trascinante; gli anni della conquista dei play off con la promozione in A Dilettanti che sfuggì solo per un soffio.Mi rendo conto che sto parlando di un passato che difficilmente può ritornare. Oggi ciò che manca è il sostegno di chi ha la responsabilità politica e amministrativa della città; un sostegno che possa andare oltre la solita mano tesa del sussidio. Mi riferisco ad un intervento serio, programmato,  per avvicinare i personaggi che avrebbero la capacità di sostenere la squadra. Mi augurerei che, così come accade in tante altre città ivi comprese alcune aree della Calabria, si svegliassero quei sentimenti dell’appartenenza, della Catanzaresità, e si portassero al capezzale della Pallacanestro tante persone in modo che ciascuna, con uno sforzo sopportabile, possa riuscire a salvarla facendola uscire dal coma profondo in cui si trova.E’ bene non farsi illusioni ma se a Catanzaro, dopo il calcio, dovesse crollare anche il basket sarebbe una sconfitta di tutti. Sarebbe come sottoscrivere che questa città, duramente provata da scelte politiche discutibili, non avrebbe titolo di stare alla pari con le altre città della Calabria; sarebbe come conclamare che lo sport agonistico, che pure interessa migliaia di persone e muove un interessante indotto non solo nello sport ma anche nel sociale e nell’ economia, non può essere più considerato tra i beni di questa città.

 

Sul fronte Reggio Calabria, l’estate in questione non sembra regalare gioie al momento. Luglio 2009 e Luglio 2010 avevano regalato sorrisi e speranze ai supporters nero-arancio. Adesso, a suo avviso, cosa sta accadendo?

 

r:Reggio vive ancora sulla scia delle forti emozioni che per tanti anni sono state di supporto morale  alla grande Viola. Reggio è una città che cestisticamente riesce ad accendere gli animi come in poche altre zone del Paese può capitare. E ciò costituisce la forza del movimento. E’ altrettanto vero che leggendo le cronache non sempre si riesce a cogliere il senso vero della realtà,  perché prevalgono condizionamenti dettati il più delle volte dall’emotività e dai sentimenti. Adesso la Società sta attraversando un momento di particolare difficoltà dovuta a vecchi contratti non onorati. Se, come ci si augura, sarà accettata la proposta della Viola (pagamento a 90 giorni) anche questa fase può considerarsi superata. A parte questo momento c’è da dire che Reggio Calabria ha dimostrato nella stagione che si è appena conclusa di poter contare su una dirigenza di prim’ordine dove nulla è lasciato al caso e tutto viene amministrato con oculata sapienza. Se tanto mi dà tanto, prevedo che la Viola presto ritornerà ad essere grande.

 

Crisi, crisi e ancora crisi. Che succede a questa pallacanestro? Se Franco Scrima fosse il Medico di questo basket cosa scriverebbe in ricetta per guarire il “malato” della palla a spicchi? Secondo il suo parere, tutti questi cambiamenti di regole, modalità e campionato fanno bene al basket?

r:La crisi non è della Pallacanestro; la Pallacanestro subisce la crisi che attraversa la società italiana. Stiamo vivendo un periodo di forte mediocrità a tutti i livelli che investe anche il mondo dello sport. Ciò che mi auguro è un urgente allontanamento degli attuali  “specialisti” dal capezzale del basket perché stanno curando il malato, in Italia e in Calabria, senza riuscire a guarirlo. Il rapporto a questo punto è semplice: o la terapia è sbagliata o non sono bravi i medici. In entrambi i casi è consigliabile sostituirli con specialisti più preparati, più capaci.Purtroppo anche nello sport le terapie d’urto non sono mai così drastiche come si possono ipotizzare; ciascuno è legato all’incarico in modo viscerale anche quando si accorge di non avere più nulla da dare. E questo non aiuta il movimento specialmente in una regione come la Calabria dove bisognerebbe “inventarsi” tutto pur di riuscire a colmare le deficienze endemiche in cui versa il basket.Quanto alle regole non sono tra coloro che pensano alla staticità dello sport; il basket come tutte le discipline ha bisogno di tenere il passo con i tempi e, quindi, anche le regole possono, anzi devono, cambiare. Altra cosa sono gli esperimenti che mi vedono un convinto antagonista specie quando investono l’attività agonistica che, al contrario,  necessita di riferimenti certi e puntuali, non aleatori come si sta facendo con il Campionato di Sviluppo (o Lega 3) in ragione del numero degli under da inserire a referto che, proprio perché non ci sono grandi possibilità di scelte, chiederanno contratti onerosi.

 

Nel suo excursus cestistico ha avuto modo di confrontarsi con la Federbasket calabrese. Ha seguito le ultime vicende che spaziano da “gravissime” intercettazioni legate a baskettopoli passando per le dichiarazioni shock dell’ex Commissario Cia Tino Praticò? Cosa ne pensa?

 

r:Ricordo con orgoglio di essere stato per un ciclo olimpico Presidente del Comitato Regionale Calabria e prima ancora Commissario straordinario. La nostra è una regione che, cestisticamente parlando, avrebbe bisogno di una forte scossa capace di determinare un vero e proprio corto circuito  per attestarsi su posizioni di rinnovamento reale. La Calabria ha bisogno di una classe dirigente che consideri il mandato come un servizio verso le società, che quotidianamente cercano di garantirsi la sopravvivenza, e non più come un semplice collettore delle tasse gara. Bisogna che si entri nell’ottica che il mandato consiste principalmente nell’assicurare alle società affiliate i servizi di cui hanno bisogno. E poi bisognerebbe aiutare le società, rivedere un po’ tutto (contributi, tasse ecc), in modo da garantire un po’ di serenità. E ciò vale per la nostra regione come per l’organizzazione centrale nei confronti della quale si deve essere capaci di sapersi fare rispettare rivendicando mezzi e ruoli che competono e che sono indispensabili per la crescita. Attendere, come spesso avviene, che siano gli altri a riconoscere una qualche attenzione è un’impresa perdente: se è necessario, il confronto con le regioni cestisticamente forti e con il Consiglio Federale deve anche essere aspro e duro! Ma per fare ciò bisogna avere capacità e potere contrattuale.Detto questo, veniamo alle cose recenti di casa nostra. Ho ascoltato più volte le dichiarazioni di Tino Praticò contenute in una videointervista pubblicata da questa testata. Non entrerò nel merito di quelle dichiarazioni perché non conosco tutti i risvolti della vicenda. Dico che delle due una: o Tino Praticò dice cose false, oppure sono gli altri che debbono rendere conto dei loro comportamenti. Comunque sia, non è pensabile che la questione possa finire nel cestino della carta straccia. Il movimento ha tutto il diritto di conoscere il più celermente possibile la verità e la verità quando ci sono due campane che suonano disarmonicamente si raggiunge in un solo modo, con una indagine degli organi di giustizia.Una sola battuta per quanto riguarda baskettopoli: sono tra coloro che continuano ad avere fiducia nella giustizia italiana e pertanto sono convinto che anche in questo caso sarà la magistratura ordinaria a valutare i fatti e la portata dell’inchiesta. Comunque sia fa un certo effetto constatare che ci possano essere persone che, nonostante la presenza di prove inconfutabili, sono rimaste fuori dall’ inchiesta ed hanno potuto continuare a svolgere il loro mandato come un qualsiasi altro cittadino per bene.  Persone che, stando alle indagini, hanno tentato di inquinare il movimento sollecitando la promozione di qualcuno a discapito di altri, o hanno chiesto di “asfaltare” (è un modo di dire che ricorre frequentemente nelle intercettazioni) altri arbitri ritenuti scomodi o semplicemente non allineati. Questa attività ha un solo nome: mafia! E la delinquenza va combattuta sempre, tutte le volte che si manifesta ad ogni livello. Di ciò le Società affiliate, anche quelle della Calabria, faranno bene a tener conto, specie quando sarà opportuno.

 

Una delle poche note positive di questa annata arriva dalla promozione dell’arbitro Alberto Scrima in Lega Due. Un fiore nel deserto in mezzo a tante note negative?

 

r:A questa domanda preferisco non rispondere. Gioire per la promozione del proprio figlio in Serie A attiene ai sentimenti personali. Una valutazione serena sul valore di una promozione così prestigiosa per la Calabria, a prescindere dall’appartenenza territoriale, spetterebbe ad altre persone, che pure hanno responsabilità di rappresentanza, le quali però non hanno sentito ancora il bisogno di farlo.

Le formazioni di Calabria si lamentano ogni giorno. In tanti hanno già mollato sia a livello nazionale che a livello regionale per problemi economici è nn. Il Kaos è praticamente totale, il fallimento è sotto gli occhi di tutti ma nel frattempo Reggio Calabria ospita la Nazionale Under 18 di Basket per un dispendioso Torneo Internazionale Under 18. C’è qualcosa che non va?

r:Non vedo nulla di disdicevole. Nei quattro anni in cui sono stato presidente del Comitato Regionale la Calabria ha vissuto grandi momenti di attività che sono serviti a metterla al centro dell’attenzione nazionale. Ricordo un Challenge round femminile a Catanzaro con sei nazionali; una Italia-Francia al Pentimele di Reggio Calabria; una Italia-Albania a Catanzaro con la partecipazione di tutte le comunità albanesi della Calabria; un challenge round femminile di qualificazione per i campionati Europei a Cosenza e una finale nazionale cadetti a Catanzaro. In tutte queste occasioni la Calabria è stata a lungo presente sui quotidiani sportivi e di opinione italiani ed esteri. Ciò è servito anche a rendere granitico il rapporto con la FIP che cominciò a considerare la nostra regione con mutata attenzione. Che ben vengano, dunque, iniziative come quella che si terrà nei prossimi giorni con l’Under 18, perché debbono essere considerate come veri e propri investimenti per il territorio ben sapendo, però, che da sole non bastano a contribuire alla crescita del movimento.

Intervista di Giovanni Mafrici per Reggioacanestro.com

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