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La comunione, Bagnara Calabra ed il mito Brian Oliver

Bagnara Calabra, parrocchia abbaziale “Santa Maria e i XII Apostoli”. Una di quelle domeniche che profumano di primavera, di famiglie riunite, di bambini in camicia bianca e cravattino stirato. Michele, giovane cestista delle giovanili della Pallacanestro Viola,categoria Aquilotti, è il protagonista del giorno. La sua prima comunione. Intorno a lui, parenti, amici, sorrisi e foto di rito. Ma nella testa di Michele, in realtà, c’è un’altra partita.
 
Perché mentre la cerimonia si svolge solenne e raccolta, lontano pochi chilometri, al PalaCalafiore, i suoi beniamini stanno per giocare gara-1 degli ottavi di finale contro Benevento. E lui, tra un canto e una preghiera, non vede l’ora di capire cosa stanno facendo i suoi eroi.
 
 
Si avvicina al papà Giuseppe, gli occhi pieni di ansia e curiosità: «Papà, come stanno andando?». Giuseppe lo guarda, sorride, e con quella calma che solo chi ha fiducia sa trasmettere, gli risponde: «Stai tranquillo. Se la vede Laganà». Detto, fatto. Una certezza. Una preghiera laica affidata alla guardia dai piedi caldi e dal cuore di platino.
 
Ma la giornata di Michele non ha finito di regalargli emozioni. Perché all’improvviso, tra i banchi della chiesa, fa capolino un volto che non ti aspetti. Alto, elegante, con quella presenza che tradisce una vita passata sui parquet del mondo. È Brian Oliver, direttamente dalla Nba, dal Letal Whepon three, direttamente dalla storia della Viola Reggio Calabria.
Lui, il campionissimo. Lui, che ha attraversato l’Atlantico, ha lanciato il suo globo – le sue telecronache da Georgia Tech – per approdare nella sua città acquisita(che vanto per Bagnara), dove batte il suo cuore.
 
Bagnara. Perché Brian Oliver a Bagnara è di casa. Lo hanno adottato, o forse è stato lui ad adottare questa terra sospesa tra mare e monti. Tutti conoscono la sua storia. Tutti sanno che è stato capocannoniere in A1 con la Viola di Gaetano Gebbia, quella degli anni d’oro. Tutti sanno che è stato il mentore di Manu Ginobili, l’argentino che poi sarebbe diventato leggenda NBA.
 
Eccolo lì, in chiesa, per la comunione di un familiare. Anche lui, come Michele, come tutti, vive il rito con discrezione e rispetto. Ma quando gli sguardi si incontrano, quando Michele lo riconosce, è magia. Gli occhi del ragazzo si illuminano. Le foto di rito si trasformano in qualcosa di più. C’è un abbraccio, ci sono sorrisi veri, Il nostro compaesano è ritornato.
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