Varie

La notizia arriva nella notte, ma forse la sapevamo già, ed è bellissima!

Un messaggio, un risultato, un piazzamento, che arriva dall’altra parte del mondo ma che si tinge di neroarancio.
 
Per capirlo, dobbiamo tornare indietro di qualche mese. A una richiesta semplice, quasi strana. Il nostro amico Luigi, reggino doc ma trapiantato a Verona da tantissimi anni, ci ha scritto con la sua solita, disarmante gentilezza:
 
“Mi potete comprare una maglietta della Redel Viola?”
 
Perché Luigi, bisogna capirlo, non è un tifoso qualsiasi, abita a Verona. Non lo vedrete mai con la maglia di Luca Toni, né con quella dello scudetto di Mister Bagnoli di Larsen Elkjaer. Niente. Per lui, quelle sono storie di altri.
 
Luigi ha due grandi amori, portati avanti con la stessa fede da tempi lontani: la musica hip hop – roba vera, dai Sangue Misto alle cassettone ai Cd con il nero Burning – e la maratona.
 
Ha corso da una parte all’altra del mondo. Ha solcato l’oceano per arrivare all’Aitutaki Marathon, su quell’isola sperduta nelle Isole Cook. E ovunque andasse, non lasciava mai sola Reggio Calabria. Se lo immaginate sulla linea di partenza, sotto il sole del Pacifico, è lì che stringe il pettorale e pensa al Lungomare Falcomatà, allo Stretto, alla sua città che corre con lui.
 
Ecco perché voleva quella maglietta della Viola.
 
Era un simbolo. Ha corso: zitto, costante, arrivando da lontano.
 
E quella stessa corsa, quella stessa energia, servirà al nostro team nerarancio nei playoff che stanno per iniziare. Domenica alle 18, contro il Benevento. Si riparte.
 
Ma intanto, nell’attesa, la notizia è arrivata.
 
Secondo posto assoluto. 🥈
 
Non il primo, eppure vale molto di più. Perché è il posto di chi non molla mai, di chi parte da lontano e arriva sempre tra i migliori. Siamo orgogliosi di lui.
 
Di Luigi. Del reggino che vive a Verona, che ama l’hip hop e la fatica, che ha corso alle Cook Islands e che ha chiesto a noi una maglietta della Viola come se fosse un talismano.
 
E mentre guardiamo quella classifica, capiamo: forse lo sapevamo già. Perché Luigi non avrebbe mai indossato una maglietta qualunque.
 
Aveva già scelto di correre da vincente.
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