La serata in cui il Tempo si è Fermato..come ai tempi belli!
L’aria, quella sera, aveva un peso specifico diverso. Era carica di elettricità, di quella che non si sentiva al Pentimele da almeno un paio di decenni. Il PalaCalafiore,ì era un organismo vivente: tutto pieno, quasi stracolmo. Un brulicare di voci che si mescolavano al rumore dei passi sulle gradinate, tra chi cercava la fila C, chi il numero 8,un rumore che per chi è nato negli anni novanta,come ai tempi di Gianni Scambia, con un suono inconfondibile della Storia che tornava a bussare.
Era come tornare indietro di un trentennio, quando Volkov dominava , quando Santoro e Avenia dettavano i ritmi ed emozioni e Carlo Recalcati in panchina era il condottiero dal cervello finissimo. In quegli anni, ogni schiacciata faceva tremare le fondamenta di tutta Armacà, i coast to coast di Sconochini erano autentici capolavori di atletismo e le bombe da tre di Roberto Bullara erano missili a segno che incendiavano il pubblico.
Ma il bello del basket è che non è mai uguale per tutti. Per chi è nato dopo, quella stessa atmosfera non evocava i ruggenti anni Novanta, ma un’altra epopea, quella della Viola-Fila Biella d’annata contro Nicola Minessi per capirci. Una delle squadre più forti mai scese in campo in neroarancio. La mente era Gaetano Gebbia, il moto perpetuo era un giovanissimo Manu Ginobili, l’esperienza era quella di Brent Scott e al tiro c’era un certo Oliver che faceva sembrare tutto facile. Quella era la squadra che avrebbe firmato il miglior piazzamento della storia del club, un’imperitura macchina da guerra.
Poi, c’è chi quella magia la riviveva in un altro modo ancora. Per tanti altri, quel pienone risvegliava lo spettro della Viola del presidente Silipo. Quella di JJ Eubanks,bruciando la retina. Quella della gara maledetta contro la Benetton, dove il fischio arbitrale su quel fallo in attacco di Lamma è ancora oggi, per noi, un’ingiustizia che grida vendetta. L’urlo di quella curva, le stoppate di Ben Eze, Rombaldoni, Cittadini ed il calzino alto di Ivory … era pura, visceralità.
E per i più giovani, gli ultimi arrivati che magari hanno visto il basket negli anni Duemiladieci? Quella sera, per loro, era la Viola di Marco Calvani. Quella di Rossato e Caroti, di Baldassarre(che nel frattempo ha vinto con la Sangiorgese, grande Pa) e Fabi, di Pacher e Roberts. Ragazzi che hanno lottato con le unghie e con i denti per portare in alto i colori.
Eppure, in quella sera magica, il filo conduttore era uno solo: Reggio. Reggio ha dimostrato, ancora una volta, che la categoria conta fino a un certo punto. Che il cuore, la passione e l’orgoglio di una città intera possono abbattere qualsiasi muro, anche quello della differenza tra i campionati.
In tribuna, o meglio, in curva, c’erano loro: i fondatori del Supporters Trust. Non semplici tifosi, ma fondatori della progettualità Pallacanestro Viola ripartita dalla Serie C. In mezzo alla bolgia, con la sciarpa alzata, a fare il tifo c’era il presidente in persona, fuso con la massa, una faccia tra le tante ma con il peso di una storia sulle spalle.
Erano tutti lì. I padri con i figli. I reduci degli anni ’80 con i ragazzi degli anni 2000. A ricordare il passato, a onorare il presente, a sognare il futuro, ed oggi, ad organizzarsi per tempo per Sora.
Il triangolare che verrà, non lascia bei ricordi, ma qui, probabilmente, la categoria è sempre relativa!


