Varie

L’eco del sogno: 1999.Il Draft di Manu Ginobili

 
 
E voi ve la ricordate la pizza dell’Onda Marina a Reggio Calabria in quella primavera del 1999?. Nessuno, o quasi, poteva immaginarlo. Nessuno, tranne forse lui. E chissà, un paio di dirigenti americani con un debole per i colpi di genio.
 
Un argentino dal fisico asciutto, con una chioma che sembra avere vita propria e un’accelerazione che lascia i difensori piantati come pali della luce. Il suo cognome?
Pensa a un sogno, lontano, oltre l’oceano. Un sogno che si chiama San Antonio Spurs.

 

 
Quell’anno, per la Viola , è l’anno del primo, incredibile viaggio. Non in treno o in aereo per una trasferta, ma attraverso il filo di una connessione telefonica che porta fino a New York. Per la prima volta, un nome della città dello Stretto viene letto al Draft NBA.
 
È nato e cresciuto nella sua Bahía Blanca, giocando con la maglia della sua città. Poi, nel ’98, la grande svolta: l’Europa, il salto di qualità, il contratto con la Viola di Gaetano Gebbia, suo scopritore. Un matrimonio nato sotto il segno del lavoro e della passione, che li porta subito a festeggiare una promozione in A1 contro la Fila Biella.
 
È il 30 giugno 1999. Il nome “Emanuel Ginobili” echeggia nella sala del draft, pronunciato per la prima volta da un commissioner. Numero 58.
 
Per i giornalisti americani è solo un nome. Per i tifosi della Viola è l’inizio di una leggenda.
 
Lui, però, resta. Sceglie di non salire subito su quell’aereo per il Texas. Sceglie Reggio. E in quell’anno che nessuno si sarebbe aspettato, scrive pagine che i tifosi calabresi non dimenticheranno mai. La Viola, guidata dal suo genio argentino, compie un’impresa. Ripete il miracolo del 1993: sfiora la semifinale scudetto e si piazza al quinto posto assoluto, il miglior piazzamento della storia del club.
 
Le magie a Bologna, i trionfi con la maglia azzurra della Nazionale argentina, l’oro olimpico che spezza il mito degli Stati Uniti, e gli anelli con quei San Antonio Spurs che tanto aveva sognato. Anni indimenticabili, da professionista tra i più grandi.
 
Ma quel 1999, per lui e per Reggio Calabria, rimane l’anno in cui un sogno, apparentemente assurdo, ha iniziato a prendere forma.
Show Buttons
Hide Buttons