Lettere a Reggioacanestro

 

 

Caro Direttore, carissimi amici di Reggioacanestro,
innanzitutto grazie per averci dato la possibilità di chiarire alcuni concetti fondamentali rispetto ai ben noti fatti degli ultimi tempi.
Innanzitutto due breve premesse, sintetiche ma assolutamente
necessarie.
La prima: la Cestistika Palmi non nasce solo come gruppo di amici che ama la pallacanestro, ma anche come espressione di un modo di fare sport che – come suol dirsi – “guarda al sociale”, come provano le diverse attività ed iniziative in tal senso realizzate nel corso degli
anni (testimonial Amnesty International nel 2007; raccolta fondi AMREF nel 2008 e così via). Il tutto, con la convinzione che la lealtà e la correttezza che l’attività sportiva insegna a chiunque la pratichi non possa che tradursi in riflessi positivi sullo stesso vivere quotidiano
di atleti e dirigenti.
La seconda, che è conseguenza della prima: la Cestistika Palmi rifugge, condanna e contesta ogni violenza in campo. Senza “se” e senza
“ma”. Nessuna provocazione, nessun comportamento altrui può giustificare azioni violente. Mai. E questo anche quando ciò riguarda atleti ed amici veri, carissimi compagni di vita sportiva.In relazione a quanto è accaduto è quindi necessario, per noi della CSKA Palmi, fare doverosa autocritica prendendo nettamente posizione
avverso “ciò che non va”, “ciò che non andava fatto”. Ed è in questo senso che ci si è mossi, rinunciando – come già fatto in passato, con pari ed enorme dispiacere – a chiedere qualsivoglia rivisitazione da parte degli organi competenti in relazione a condotte che, come detto, non possono trovare giustificazione alcuna: ma opponendoci però
fortemente nelle stesse sedi dinanzi ad un grave errore di valutazione, come nel caso di Stefano Gagliostro.Detto questo, però, le stesse ragioni e la stessa mentalità puramente
sportiva di cui si è parlato ci impongono di chiedere – a voce alta e senza vergogna – identica autocritica da parte di altre componenti del mondo del basket.
Chiediamo, in altre parole, che tutti – come noi dolorosamente facciamo – si impegnino a distinguere ed a valutare con attenzione comportamenti e responsabilità personali, evitando mere difese “di categoria”.Sia detto a chiare lettere: la Cestistika Palmi non ha, non ha mai avuto e mai avrà – come si è ingiustamente sentito dire in giro –
problemi con la classe arbitrale. Gli arbitri, nella nostra visione, sono appassionati di questo sport esattamente come noi. E sono anche componenti essenziali di questo gioco, esattamente come gli atleti, i dirigenti ed i tifosi.
Se però un giocatore può sbagliare in modo imperdonabile, anche un arbitro può farlo. Non dovrebbe essere un problema ammetterlo. E, di conseguenza, come la società di appartenenza del giocatore può e deve pubblicamente esprimere il proprio senso critico avverso il comportamento censurabile di un proprio atleta, lo stesso dovrebbe
accadere anche nella “squadra degli arbitri”. Noi però – consapevoli della diversità di situazioni – non ci aspettiamo certo provvedimenti punitivi esemplari, prese di posizione
pubbliche od altro. Questa vicenda, per noi, finisce qui: in attesa, ovviamente, del responso degli organi competenti circa il ricorso avverso l’immotivata squalifica di Stefano Gagliostro.
Quello che vogliamo resti chiaro a tutti è però proprio questo. La Cestistika Palmi ripudia e contesta ogni forma di violenza, così come ogni forma di provocazione: e lo fa, con forza, quale che ne sia l’autore. Non importa il colore della canotta, della divisa, della
maglietta: per noi la legalità è un valore che riguarda tutti, e da tutti – ma proprio da tutti -va rispettata.Ecco perchè “no alla violenza, no alle provocazioni”.


Grazie per l’attenzione e buon basket a tutti.
La Cestistika Palmi

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