L’opinione di Carlo Vetere

 

 

 

Precisiamo: la “giornata azzurra” è un’occasione da non perdere assolutamente sia per chi intenda svolgere l’attività di allenatore/istruttore come professione, sia per chi fosse un semplice appassionato di pallacanestro.

 

I contenuti, le relazioni, le esperienze, le dimostrazioni profuse, sebbene al palato da intenditore sopraffino di qualcuno potessero sembrare “cose già viste e riviste”, provengono dalla crème de la crème del basket italiano, perchè come ha giustamente sottolineato il coach friulano Andrea Padovan (l’unico tesserato che ha rivolto domande tecnicamente pertinenti al basket in mezzo una platea sconfinata di validi allenatori calabresi): “ne approfitto a far domande perchè non so quando mi ricapiterà di avere davanti contemporaneamente il responsabile nazionale Minibasket (Maurizio Cremonini nrd), il responsabile nazionale attività giovanile (Andrea Capobianco), l’allenatore della nazionale under16 (Antonio Bocchino ndr)  e l’allenatore capo della Nazionale Italiana (Simone Pianigiani ndr)”.

Egregio il lavoro svolto dal Comitato Regionale Calabria nell’aver organizzato, allestito, ospitato e messo a disposizione di tutti un summit di tale portata.

 

Ma la domanda resta la stessa: adesso cosa succederà? Cosa ci rimane?

La giornata azzurra ha davvero spronato a far meglio tutti gli allenatori/formatori/istruttori nella loro intensa attività di pallacanestro all’interno delle palestre?

 

Questo straordinario incontro è avvenuto quasi a metà maggio pertanto mi chiedo ancora: adesso che sono finiti i campionati senior  e giovanili, fra i tantissimi presenti, chi continuerà a lavorare nei 4 mesi che li separano dall’inizio delle attività “settembrine”? Parlo di QUATTRO MESI, 120 giorni di blackout estivo durante i quali il basket praticamente scompare, ci si disperde come quando suona la campanella dell’ultima ora, mentre è proprio questo il periodo in cui si potrebbe (….. attenzione: POTREBBE) migliorare e lavorare con i propri ragazzi senza l’assillo della partita o del campionato.

 

Cosa rimane dopo questa giornata azzurra?

E’ stata una manifestazione “obbligatoria”? Una semplice tappa di passaggio terminata la quale tutto ritornerà come prima oppure qualcosa cambierà?

Ci sarà un svolta di registro all’interno dell’attività federale calabrese leggermente ferma negli ultimi tempi?

La FIP Calabria promuoverà e incentiverà la pallacanestro all’interno delle scuole o nelle piazze cittadine?

Ci si sveglierà dal grigio torpore degli ultimi 10 anni o continueremo a sopravvivere di ricordi?

Abbandoneremo quelle competizioni esasperate fra Tizio e Caio, della vittoria ad ogni costo, sfide all’ultimo sangue che partono addirittura dal minibasket (come sottolineato da Cremonini ai nostri microfoni)?

 

Si riuscirà almeno per una volta e soprattutto PER IL BENE DEL BAMBINO o RAGAZZO/A a trovare un’intesa tra società abbandonando rancori e inutili pre-concetti? Ripeto: PER IL BENE del RAGAZZO/A, o continueremo ad esser vittime del nostro ego ed orgoglio presumendo di essere ognuno di noi il più grande pozzo di scienza della pallacanestro reggina e calabrese.

Faccio un esempio su quello che intendo circa un improbabile ed utopistico dialogo fra 2 dirigenti/allenatori/presidenti: “Io e te non ci possiamo sopportare, io sto sulle palle a te e viceversa, se ti incontro per strada neanche ti saluto, ma ho un ragazzo/a che ha delle ottime qualità, ha molta voglia e sul quale si può lavorare bene, tu invece hai un buon gruppo quindi credo che allenandosi con dei coetanei bravi possa migliorare ancora: che ne dici se te lo mando e lo segui tu?!? Ma non pensare che con questa mia proposta io cambi idea su di te, lo faccio solo per il bene del ragazzo/a… perchè se ti incontro per strada ti investo comunque” (ho esagerato un pochino solo per far calzare il concetto che si potrebbe riassumere in: anche se ci odiamo, COLLABORIAMO per il bene del ragazzo/a). C’è uno scoglio insormontabile da abbattere, forse tipico di noi cocciuti calabresi: interpretiamo il CHIEDERE come una sconfitta…. e pur di non perdere o ammettere che “ho bisogno di te” preferisco affondare…. dimenticando il bene del bambino/a ragazzo/a che andrebbe (…ANDREBBE…) prima di ogni cosa. Altrimenti saremmo solo dei semplici, comunissimi allenatori di pallacanestro con la tessera quando invece potremmo (e dovremmo) essere molto di più, forse una guida, forse un esempio da seguire.

 

La crisi del numero di tesserati e il disamorarsi dei ragazzi dalla pallacanestro è solo colpa di una errata strategia federale?

Non credo sia “solo” colpa della federazione (e dei diabolici parametri): moltissimo dipende dall’entusiasmo che sa trasmettere un bravo, valido ed appassionato allenatore nel coinvolgere i suoi atleti seppur nelle difficoltà economiche o logistiche o chicchèsia.

 

Torno ancora quindi a richiedermi: cosa rimane agli allenatori/istruttori dopo la “giornata azzurra” con Pianigiani, Cremonini, Capobianco e Bocchino?

Non solo i 3 punti di credito……….. spero.

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