LUCIO LAGANA’:”ALLA RIPRESA? MI ASPETTO QUALCOSA DI NUOVO NEL BASKET”

Intervista a 360 gradi per una figura cardine dell’intero movimento basket. Lucio Laganà da casa Lumaka: l’evolversi del progetto Snails,i ricordi del piccolo grande Kobe al PalaBotteghelle, la gestione del PalaLumaka, la storia della Viola Reggio Calabria, la C Silver ed il momento attuale in vista della ripresa economica e cestistica.

Un Sold out giorno dopo giorno al PalaLumaka al seguito della Serie C ma non solo. Tanto coinvolgimento per le famiglie ed un’infinità di iniziative. Quanto ti manca il PalaLumaka?

 

Il PalaLumaka è la nostra seconda casa e vederlo chiuso e desolato il magone ti assale ma siamo consapevoli dell’importanza del momento e con la stessa consapevolezza abbiamo chiuso ancor prima che ci venisse imposto dal decreto e dalle disposizioni a tutela dei ragazzi e delle famiglie che quotidianamente affollano (o meglio affollavano) il nostro centro. Attraverso questi canali telematici che solitamente combattiamo perché portano i ragazzi ad inopportuna sedentarietà ad avere costanti contatti con i nostri mini atleti, atleti e le loro famiglie nello sforzo di dare insieme alla scuola un significato al loro tempo.

 

Basket, sponsor, e programmazione. Ci si azzarda a dare numeri e percentuali di un calo di squadre, accordi economici, numeri e gironi in vista delle stagioni a venire. Riesci a pronosticare la ripartenza del basket italiano?

 

È un pensiero che in questi giorni mi fa riflettere parecchio e credo che debba far prendere coscienza a tutta la piramide, nessuno escluso, perché come sarà dura per tutta l’economia riprendersi, lo sarà altrettanto per lo sport intero, soprattutto per la base degli sport secondari tra cui intendo anche il nostro; si potrà capire soltanto quando saremo pronti a ricominciare. Sicuramente trovare sostegni economici sarà un’impresa più del solito. Saranno necessari interventi dello Stato (CONI Servizi per intenderci) e degli enti locali altrimenti rischiamo grosso default.

 

Tuo figlio Luca, direttamente da casa, sta intrattenendo e facendo allenare giornalmente attraverso percorsi studiati e filmati gli atleti di casa Lumaka. Hai un messaggio per i tuoi giovani atleti?

 

Si, non solo Luca, Gaetano, Giovanni, Francesca, Milo, Alessandra, Beatrice, Katia stanno cercando di tenere tutti i gruppi impegnati in queste lunghe giornate e nello stesso tempo di far sentire la nostra vicinanza. Ma anche Saverio, Pino, Nino, Piero e lo staff sanitario sono sempre con noi collegati. I genitori sono sempre attivi nelle chat di gruppo. Per tanti siamo punto di riferimento e nonostante le circostanze lo siamo ancora e non possiamo permetterci di mollare la presa. Coinvolgerli in queste attività è il minimo che possiamo fare.

 

Cestistica Piero Viola-Fermi Perugia 147 a 114.

Cosa porti con te di quelle emozioni?

 

Quella partita è sempre presente nei miei ricordi per vari motivi: prima promozione in A1, record di punti, partita spettacolare, festa incredibile, momenti incancellabili di cui una foto dietro la mia scrivania tiene sempre vivo il ricordo.

 

Basket in Calabria. Nonostante la carenza dei numeri, sia a livello maschile che femminile, tante squadre hanno
capito la via maestra. Lavorare sui parametri, provare a far crescere il proprio movimento investendo, con tutte le difficoltà del caso in Palazzetti in gestione ed andare avanti senza passi più lunghi della gamba. In casa Lumaka, tantissime di queste cose si sono realizzate, complice il possibile forfait di tante squadre e sicuri della vostra politica societaria avete mai pensato in un futuro prossimo in un salto di categoria senior verso un campionato nazionale?

 

Se non avessimo adottato questa politica difficilmente avremmo potuto affrontare un campionato senior costoso soprattutto per i parametri. Da sempre per scelta abbiamo lavorato sulla base del movimento ma con il crescere dei numeri e con la crescita dei ragazzi abbiamo voluto dare una continuità al lavoro dando la possibilità a chi ha voluto continuare di potersi misurare nei campionati senior e dopo qualche anno di rodaggio siamo partiti in questa avventura. Pensare di poter fare qualcosa di più a livello nazionale credo sia impensabile al momento per tantissimi motivi e non solo per quello economico. È necessaria una struttura solida capace di affrontare e programmare almeno un quadriennio con un impianto più importante del PalaLumaka e con un coinvolgimento di molte più forze. È un pensiero che per molto tempo ci aveva sorretto nel settore femminile nostro primo obiettivo anni fa con il raggiungimento di risultati inimmaginabili, soprattutto perché ottenuti con delle ragazze autoctone e senza un impianto a disposizione, ma varie vicissitudini ci hanno fatto cambiare rotta.

 

Capitolo C Silver. Puoi tracciare un mini bilancio di quel che è stato il percorso dei ragazzi affidati alla guida di Milo Geri? Cosa ne pensi, inoltre, dei progetti altrui, in particolar modo della rinascita, affidata alle mani dei tifosi dei colori nero-arancio attraverso il progetto Pallacanestro Viola supportata dal Trust?

 

Per i nostri ragazzi è stata un’annata importante, anche se ridotta nel tempo, ma ha dato loro la possibilità di far crescere l’autostima e la consapevolezza che il lavoro paga e i risultati arrivano quando uno meno se lo aspetta. A parte Gianni e Luca di cui è inutile parlarne perché sono ormai collaudati e oserei dire meritevoli di altri palcoscenici, la crescita dei fratelli Romeo, di Ripepi, di Messineo , di Bayoud,  di Sergi e di tutti gli altri ragazzi che si sono avvicinati alla prima squadra sono evidenti. Ne ha tratto vantaggio anche la base con i campionati giovanili che ci hanno visti protagonisti a tutti i livelli soprattutto nel campionato Under 16 dove il gruppo nonostante qualche defaillance rispetto all’anno precedente è cresciuto molto raggiungendo la fase finale regionale purtroppo non disputata per i motivi che ben conosciamo.

Non sono abituato a guardare molto attentamente in casa altrui ma ammiro come si sia mosso l’amico Giuse Barrile con questo nuovo progetto che apprezzo per come è partito anche se lo vedo come un progetto di una squadra reggina che vuole programmare una scalata importante e lo ritengo necessario soprattutto per l’intero movimento che ne potrebbe trarre grande vantaggio. Anche se con grande rammarico continuare ad insistere sul passato e sulla storia non lo ritengo strategicamente opportuno per tanti motivi soprattutto l’assillo di dover sempre avere un riferimento passato di quel peso e di quella importanza credo sia un fardello notevole per chiunque e programmare con una spada di Damocle sulla testa non è facile per nessuno. Le annate trascorse sono state entusiasmanti ma la storia ci insegna che non si vive di ricordi ma li stessi devono servire a non far ripetere gli errori commessi.

 

Mastria a Catanzaro ha rilevato un Palazzetto comunale in gestione, Rende idem con il Palaquattomiglia per i progetti Bim Bum, a Reggio Calabria la Vis opera al PalaBotteghelle e voi nella Palasport del PalaLumaka. A parole sembra tutto facile. Quanto è difficile avere un Palazzetto in gestione e cosa consigli agli altri attori del basket di Calabria che stanno pensando a strutturarsi in tal modo?

 

Sicuramente in tempi di “pace” è la soluzione migliore per chi vuol fare attività importante e ambiziosa nonostante si richiedano sforzi notevoli per la gestione dell’impianto, problematica che viene decuplicata in tempi di “guerra” come questi attuali che rischia di metterci in ginocchio per diverso tempo perché gli impegni presi sono tanti e sarà difficile farne fronte se non si ristabiliscono al più presto gli equilibri, soprattutto perché sarà difficile far riprendere le attività di gruppo, trovare sostegno economico. Mantenere gli standard di qualità elevata che bisogna offrire all’utenza richiede sempre grande attenzione e presenza, non ti puoi mai permettere di scendere dal cavallo!!! In ogni caso il futuro dello sport passa attraverso l’investimento del privato, perchè il pubblico ha delle priorità diverse e quotidianamente prendiamo sempre più consapevolezza degli errori commessi dalle gestioni politiche degli ultimi 20/30 anni su tutti i fronti.

 

Stagione 1986-87. Riavvolgendo il nastro possiamo sicuramente affermare il 2020 non è sicuramente iniziato nel migliore dei modi.

Come hai vissuto del tragico accadimento di Los Angeles e che ricordi porti con te del piccolo Kobe in terra reggina?

 

Tante volte quando succedono queste cose pensi che sia tutto un film, che sia impossibile che una persona così importante faccia una fine del genere. Un modello per milioni e milioni di ragazzi cresciuti sotto il suo simbolo, idolatrandolo nel tentativo di emularlo. Pensare di averlo conosciuto da bambino e di averlo ammirato nelle sue evoluzioni, entusiasta di quella palla a spicchi che portava sempre con sé e degli occhi che aveva sempre accesi nell’ascoltare il padre o chiunque gli parlasse di basket, ti fa pensare che la vita ti riserva cose imprevedibili e inimmaginabili, ma che come te le porge su un piatto d’argento, con un niente te ne priva immediatamente e senza preavviso. Grande rimpianto non averlo potuto più vedere o sentire negli anni, forse per troppa leggerezza, è un rimprovero che mi son sempre fatto e che mi resterà nel tempo. Con il padre e la famiglia avevo un bel rapporto durante l’anno trascorso a Reggio, nonostante non sia stato dei migliori dal punto di vista sportivo e anche se ricordo sempre Joe molto spesso guardandomi allo specchio e osservando la protesi dentaria che mi porto da quell’anno a causa di uno scontro volontario di gioco in allenamento avuto con lui. Sia Kim che Joe abitavano a Pentimele e passando da casa mia per andare al Botteghelle mi davano spesso un passaggio in macchina e avevamo l’occasione di parlare un po’ di più e quasi sempre Kobe era seduto in macchina, presente a quasi tutti gli allenamenti pronto ad entrare in campo nelle pause e non solo sfruttando tutte le occasioni per tirare a canestro; nell’intervallo delle partite casalinghe entrava negli spogliatoi portando due coca cola al padre solito a berla e poi a fine gara un frigobibite più grande di lui pieno di birre per tutta la squadra. Sicuramente l’anno bisestile nella storia è spesso stato infausto tanto da meritarsi il noto proverbio.

 

L’ultimo ventennio cestistico è stato particolare. Compravendite di titoli, cambio di denominazioni dei campionati, cambiamenti di regole continue, salti di categoria inaspettati a tavolino, Wild Card.

Contrattualistiche particolari e molto spesso diversificati per giocatori tra categorie e categorie.

Allenatori con condizioni altrettanto particolari e poco normate.

Post Covid 19 ci si attende un riscatto ed una ripresa nazionale in chiave tricolore. Cosa ti aspetti in chiave cestistica?

 

Mi aspetterei qualcosa di nuovo e di diverso ma credo che la minestra sarà sempre la solita con il vertice che penserà principalmente alla punta del movimento e non alla base proseguendo la strada percorsa negli ultimi anni. Abbiamo molto da imparare da altre federazioni che si sono mosse negli anni molto meglio della FIP anche se i numeri ancora sono dalla nostra parte mantenendoci al secondo posto tra gli sport nazionali, ma per quanto tempo ancora? Necessario che i vertici federali riflettano molto sul momento e che diano risposte importanti a tutto il movimento ormai desideroso di cambiamenti importanti.

 

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