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Lumakamp, Matteo Lilli ospite d’eccezione: “Arbitro si nasce e si diventa, ecco il mio racconto”

REGGIO CALABRIA – Il LumaKamp, evento di punta dell’estate cestistico calabrese fa il punto anche dal punto di vista arbitrale. Ospite della nostra intervista è Matteo Lilli, arbitro di Serie B nazionale, un fischietto che porta nel sangue la passione per la pallacanestro. Figlio d’arte – suo padre è stato arbitro di Serie A – Lilli si è raccontato a cuore aperto, regalando al pubblico presente e ai giovani atleti un punto di vista privilegiato, quello di chi giudica ma ama profondamente il gioco.

 

L’approccio di Lilli al Camp è chiaro fin dalle prime battute: la sua esperienza arbitrale non è solo un “mestiere”, ma un valore aggiunto per tutta la comunità sportiva. “Personalmente nasco come arbitro – ha dichiarato – e questa figura, all’interno di un camp, aiuta non solo i ragazzi, ma anche gli allenatori. Spesso, durante l’anno, allenatori e arbitri non riescono a essere sulla stessa lunghezza d’onda. Qui possiamo correggere situazioni che altrimenti resterebbero in sospeso”. Un ruolo, il suo, che si fa ponte tra regolamento e didattica, tra velocità di esecuzione e corretta interpretazione delle regole.
“La pallacanestro è in continua evoluzione – ha spiegato l’arbitro – e il passo zero è stato introdotto per rendere il gioco più veloce. È brutto da dire, ma ci stiamo avvicinando sempre di più al mondo americano. Per i ragazzi, utilizzarlo bene può diventare un’arma formidabile, capace di creare vantaggi importanti. Ma è difficile, e molti giovani hanno paura di provarci”.

 “Sono arrivato al mondo dell’arbitraggio un po’ per eredità – ha raccontato con un sorriso –. Da piccolo, quando mio padre faceva i test atletici, io correvo sugli spalti insieme a lui. Lui andava più veloce, io a 7-8 anni facevo fatica a tenergli il passo. Ma sono nato e cresciuto in questo ambiente, e appena ho potuto fare il corso l’ho fatto”. Oggi, a distanza di anni, Lilli è soddisfatto del traguardo raggiunto: la Serie B nazionale, con tante esperienze internazionali alle spalle. “Fare l’arbitro non ti aiuta solo sul regolamento – ha aggiunto – ma anche nella vita quotidiana. È una crescita umana, prima ancora che tecnica”.
Alla domanda sulla partita più bella mai arbitrata, Lilli non ha esitato: “La prima in Serie B, al Palamacchia di Livorno, di fronte a 3.500-4.000 persone. Arbitravo Matteo Laganà, allora a Livorno. Sentire il tifo per 40 minuti, il fischio che quasi non si sentiva… è stata un’emozione unica. Paradossalmente, quello è il bello e il brutto della pallacanestro: piazze sovradimensionate in categorie inferiori, come i 7.000 di Viola Avellino in Serie B2, ti fanno capire che la categoria è relativa. È l’ambiente che fa la differenza”. Un discorso che si è subito intrecciato con la realtà calabrese.

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