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Lunedì 11 maggio la palestra del Liceo Volta sarà intitolata a coach Gaetano Gebbia.

Cristina Meduri: «Era un metodologo, un innovatore, un’educatore a tutto tondo»

REGGIO CALABRIA – Uno dei nomi più importanti e influenti della pallacanestro reggina, italiana e non solo, riceverà lunedì 11 maggio il tributo che merita. La palestra del Liceo Scientifico Alessandro Volta di Reggio Calabria – che è anche liceo sportivo – verrà ufficialmente intitolata a Gaetano Gebbia, tecnico, metodologo, educatore capace di segnare generazioni di atleti e allenatori.

L’iter, partito oltre un anno fa, ha superato i passaggi burocratici e si concretizzerà lunedì mattina in una cerimonia voluta con forza dalla comunità scolastica. La proposta è nata dal Dipartimento di Scienze Motorie ed è stata subito sostenuta dalla dirigente scolastica Maria Rosa Monterosso, che pur non avendo conosciuto personalmente Gebbia, ne ha sposato la filosofia educativa.

A raccontare il senso profondo di questa intitolazione è stata, in un intervento in tv,su Reggio Tv, all’interno del format Tiro da 4, condotto da Giovanni Mafrici, la professoressa Cristina Meduri, già allenatrice del settore giovanile della Cestistica Piero Viola e figura storica del movimento cestistico cittadino. Con voce carica di emozione e memoria, Meduri ha ripercorso l’eredità immensa lasciata da Gebbia.

 

«Siamo ben fieri e felici di aver intrapreso questo percorso – ha esordito – L’11 maggio avremo la gioia di procedere a questa cerimonia. La scuola tutta, la comunità del Volta, ha accolto la proposta con grande entusiasmo». Meduri ha ricordato come Gebbia sia stato un riferimento sin dall’avvio dell’indirizzo sportivo: «Chi meglio di Gaetano poteva darci un indirizzo? Con la sua grande competenza educativa e metodologica, è riuscito a indicarci la strada. Entrando lì dentro si respira sport a 360 gradi, non solo pallacanestro».

Ma il cuore dell’intervento è stato un viaggio nel tempo, nel settore giovanile della Viola, definito da Meduri «una macchina perfetta per le persone». Un settore che ancora oggi, a distanza di anni, rappresenta un esempio da emulare in tutta Italia. «Quando dico “io mi ispiro a chi?” – ha sottolineato – ovviamente a Gaetano. ».

Cristina Meduri ha poi messo in luce una delle caratteristiche più innovative di Gebbia: la capacità di guardare oltre il gesto tecnico. «Non era solo un tecnico, era un metodologo, un innovatore. Teniamo presente che da un po’ di tempo si parla di mental coach, ma io ricordo che portò Biccardi, uno psicologo. Parliamo degli anni Novanta». Un approccio che Meduri ha accostato all’idea di una “nuova paideia”: «Un modo di educare diverso, che non guardava soltanto l’aspetto tecnico. Si lavorava a lungo termine, non c’era l’assillo della vittoria a tutti i costi. Anche le capacità motorie di base erano assolutamente prioritarie».

E il metodo di Gebbia era rigoroso, quasi certosino. «Noi che lavoravamo sul campo eravamo sotto stretta “sorveglianza” – ha ricordato con un sorriso – Gaetano, dalla sua cabina di regia, ti chiamava dopo e ti diceva: “Scusa, hai fatto questo, perché l’hai fatto? Qual era l’obiettivo? Perché non l’hai fatto così?”». Bisognava programmare l’intero anno, le singole lezioni, ed essere pronti a rispondere. «Non lasciava nulla al caso».

Ma la vera rivoluzione era nell’attenzione alla persona. «Il ragazzino che giocava, anche quello che stava lì in foresteria – ha ricordato Meduri – era seguitissimo a scuola. Il buon Bruno Calarco era l’anima per questo. I tutor seguivano in maniera attentissima gli atleti nella formazione scolastica. Era un’attenzione all’atleta sotto tanti aspetti».

Meduri ha citato anche l’ultimo libro di Gebbia, “Signore scimmietta sui campi da basket”, un testo che verte sulla riflessione attorno al metodo di lavoro. «Puoi inventarti gli esercizi più belli, ma possono anche non servire a nulla. Dipende dall’obiettivo. In base all’obiettivo devi costruire i contenuti».

Lunedì 11 maggio, intanto, la palestra del Volta cambierà nome. E chi entrerà non vedrà più solo un campo, ma un modo di intendere lo sport, l’educazione e la vita. Con Gaetano Gebbia, finalmente, al suo posto.

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