L’URLO DI MARCO LAGANA’
Redel Viola, Laganà show: «Partiti tesi, poi ci siamo sciolti. Ora testa a gara-2»
La Redel Viola vince gara-1 degli ottavi di finale contro Benevento e trova il suo uomo simbolo nella serata migliore. Marco Laganà, guardia regguina di esperienza e carisma, firma una prestazione da 28 punti, condita da rimbalzi offensivi, palle recuperate e assist. Al termine del match, analizza la vittoria con la solita schiettezza, senza nascondere le difficoltà iniziali.
«Innanzitutto siamo partiti un po’ tesi – ammette Laganà – era la prima partita di play-off e chiaramente c’era un po’ di tensione, un po’ di nervosismo. Poi piano piano ci siamo sciolti dopo qualche canestro e siamo riusciti ad andare avanti anche con un ampio margine. Da lì abbiamo controllato fino alla fine».
«Chiaramente, siccome sono uno di quelli con più esperienza, volevo aiutare i miei compagni dando la carica giusta. Come ho detto prima, volevo aiutare i più giovani». Un ruolo che Laganà interpreta ormai con naturalezza, consapevole però che il cammino è appena iniziato.
«Ora gara-2 sarà più difficile – avverte – chiaramente fuori casa e ci aspettiamo una reazione da parte loro. Sono sicuro, sono convinto che loro vorranno allungare la serie. Dovremo essere pronti a replicare la loro energia».
A margine della partita, una domanda più intima e personale. Laganà, visto andare via sua figlia al termine del match, racconta cosa significhi per lui giocare davanti ai propri cari: «Come ho detto tante volte, stare a casa, avere la mia famiglia vicino – mamma, papà, Marisa e la bambina, con cui passo intere giornate quando non mi alleno – è chiaramente un motivo di grande tranquillità. Avere i miei cari vicino mi dà serenità, mi dà gioia. Sono contento di poter giocare qui a casa davanti a loro».
E l’arrivo della piccola, ormai un anno e mezzo fa, ha cambiato l’uomo prima ancora del giocatore: «Da quando è nata, mi ha dato più tranquillità, più serenità. Sono una persona molto più tranquilla rispetto a prima. È un impegno, certo, ma è un bellissimo impegno». Una trasformazione che non sfugge a chi lo segue da anni: «Eh, sei proprio diverso rispetto a quello che fa gli scherzi dietro alle telecamere agli allenamenti. Sei proprio cambiato», gli fanno notare. E lui sorride.
Sul tema della leadership, Laganà è chiaro: «Un leader non deve essere per forza il capitano. Anche Manu Fernandez è un leader, è uno che ha sempre una buona parola per tutti in spogliatoio. Ci sono diversi giocatori che per carisma e leadership possono essere dei trascinatori». Quanto ai 28 punti di questa sera, li smorza con la solita umiltà: «Io dei punti, come ho detto sempre, non mi preoccupo perché so che posso farli. Non è quello. Io cerco di fare anche altro: una palla recuperata, andare a rimbalzo forte, giocare. Quando vedo che i lunghi giocano in maniera perimetrale, vado io spalla a canestro, metto il fisico, faccio un po’ a botte perché è una cosa che mi piace. Cerco sempre di fare la cosa giusta. Poi sbaglio – ammette – ho sbagliato oggi a prendere il tecnico. È stata una reazione un po’ spropositata, ma ogni tanto mi parte “l’embolo”».
In vista di gara-2, che si giocherà fuori casa, viene ricordato il possibile ritorno al Palabenvenuti, l’ex Botteghelle in caso di spareggio. Un campo storico, dove giocava suo padre. La risposta di Laganà è secca ma ironica: «Sarebbe una bella cosa giocare a Botteghelle, ma preferisco di no. Quindi andiamo lì per vincere, andiamo con la testa giusta. Se uno vince, poi ha qualche giorno in più di riposo prima del secondo turno. Non dobbiamo pensare che dobbiamo vincerle tutte. Non c’è casa o fuori. Pensiamo a giovedì, poi il resto si vede».


