Manu ne fa 49:Reggio Calabria ed il suo orgoglio tutto argentino
Oggi quel ragazzo, compie 49 anni. Ma per Reggio, lui ha sempre vent’anni.
Era il 97 quando Coach Gebbia, con quell’intuito che hanno solo i visionari, lo pescò dal nulla e lo portò qui. Era un ragazzo magro, che parlava con un accento che mischiava l’italiano dei nonni con il ritmo del tango. Ma bastò meno di un attimo per innamorarsene. Il tempo di un palleggio, di un movimento che sfidava le leggi della fisica.Sin dal primo allenamento come raccontò Sandro Santoro.
I tifosi del Viola, con i loro cuori neroarancio, lo guardarono e capirono. Capirono di avere tra le mani non un semplice giocatore e non si sbagliavano.
Per due anni, Reggio Calabria non lo ospitò soltanto: lo adottò. Lo fece suo. Un’arte che non si era mai vista prima, fatta di finte, di “eurostep” che facevano impazzire le difese e di una grinta che bruciava sotto una superficie apparentemente placida.
Poi, come tutte le comete, partì. Prima Bologna, dove vinse tutto. Poi gli Spurs, dove divenne leggenda.Ma il legame con Reggio non si è mai spezzato. Nemmeno quando indossava la maglia dell’Argentina, in quelle notti magiche in cui sconfiggeva i miti americani, in compagnia di altri figli adottivi della città dello Stretto: Sconochini, Montecchia, Delfino. Una banda di fuoriclasse che portava con sé un pezzo di Calabria nel mondo.
Manu Ginobili non è un giocatore qualsiasi. È un esempio. Un modello per chiunque pratichi uno sport, e non solo. Perché lui ha insegnato che il talento senza umiltà è solo un’ombra, e che la passione, se vera, non conosce confini.
E poi c’è quel ricordo, per noi di RAC, indelebile. Berlino, NBA Global Games. Noi, Nino Romeo e Giovanni Mafrici, con un solo obiettivo: arrivare a lui. Con la faccia tosta e la passione di chi sa che quella è un’occasione unica. Facemmo da “tagliafuori” tra la folla di giornalisti, ci facessimo largo tra le telecamere, fino a pronunciare due parole magiche: “Reggio Calabria”. Fu come aprire un portale. L’anguilla di Bahia Blanca si voltò, gli occhi gli brillarono, e in un attimo eravamo lì, davanti a lui, a raccogliere le sue parole, a offrirle ai nostri lettori.


