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Marina Summer Fest 2026: A Pizzo il Racconto dello Sport Diventa Poesia con Tranquillo e Repice

La terza edizione del festival si apre con un dialogo memorabile tra due giganti della narrazione sportiva: al Palazzo della Cultura, le voci di Flavio Tranquillo e Francesco Repice hanno incantato il pubblico. Da qui inizia il nostro speciale.

PIZZO CALABRO – C’è un momento, in ogni sport che si rispetti, in cui la palla smette di essere solo un oggetto e diventa metafora. C’è un istante in cui il gesto atletico si trasforma in linguaggio universale. E quando a raccontare questo passaggio ci sono voci come quelle di Flavio Tranquillo e Francesco Repice, accade qualcosa di magico.

 

Si è aperta con questa suggestione la terza edizione del Marina Summer Fest, il festival che da tre anni trasforma il lungomare di Pizzo in un palcoscenico dove sport, aggregazione e cultura si fondono in un abbraccio collettivo. E il sipario, stasera al Palazzo della Cultura, è stato alzato da due calabresi doc – uno di Pizzo, l’altro di Tropea – che hanno saputo trasformare una chiacchierata in un viaggio emozionante nel cuore dello sport.

A introdurre la serata è stato il sindaco di Pizzo, Sergio Pititto, che con la sua storia personale – arbitro fino al 2000, poi osservatore in A, B e C – ha subito tracciato il filo conduttore della serata condotta dal giornalista Bonanno: lo sport come metafora della vita. “Tra me e Francesco ci sono tanti precedenti”, ha esordito il presentatore  con un sorriso, ricordando gli anni in cui il telecronista “di periferia” raccontava le partite di Serie B e C. “C’è sempre la periferia di qualcuno – ha proseguito – ma è proprio lì che si gioca la partita più vera”.

Un concetto che ha fatto da apripista a un dialogo che ha spaziato dalla tecnica del racconto sportivo ai grandi temi etici: il rispetto, l’autorità dell’arbitro, la sofferenza della passione, il rapporto tra sport e politica. “Penso che la partecipazione di tutti noi stasera ancora di più valorizza quello che questi ragazzi, questi giovani hanno deciso di fare da anni”, ha aggiunto il sindaco Pititto, sottolineando il valore comunitario dell’iniziativa. “Valorizzare, aggregare e fare comunità: è questo il senso di queste tre giornate”.

Francesco Repice, la voce inconfondibile del calcio su Rai Radio 1, ha aperto il suo intervento citando un maestro assoluto: Sandro Ciotti. “Immaginate di avere sulle spalle un sacco e riempitelo di parole”, gli diceva. “E io: Sandro, come faccio? E lui: leggi tutto, i libri, i giornali, le pubblicità, persino le scritte sui muri”. Repice ha raccontato l’aneddoto di una scritta vista sotto il finestrino di un treno: “Not through anything out windows” – non gettare nulla fuori dal finestrino. “Mi è venuto in mente quando un terzino correva così veloce da dimenticare il pallone”, ha spiegato. “Le parole sono importanti. Noi della radio dobbiamo fotografare quello che accade e trasferirlo nella mente di chi ascolta. È l’esercizio giornalistico più puro che esista”.

Con la consueta ironia che lo contraddistingue, Repice ha poi confessato il suo rapporto tormentato con la passione: “Io purtroppo non sono uno sportivo, sono un tifoso. E faccio il tifo per una squadra che non vince mai(La Roma)”. Una sofferenza che però diventa forza: “Essendo stato un tifoso, so cosa significa portare lo striscione in curva, so i soldi che si spendono, so cosa si vive. Io cerco di rispettare sempre il tifoso”. Il noto radiocronista ha poi voluto rivolgere un pensiero profondo ai giovani calabresi presenti: “Io nutro un senso di colpa verso di voi perché io me ne sono andato. Io sono andato a cercare qualcosa altrove, voi quel qualcosa lo cercate nella vostra terra”. Una confessione che ha toccato il cuore del pubblico: “Mi sono rotto di sentire parlare della mia terra solo per un motivo negativo. La mia terra la conosco, so quello che può dare e so quello che dà”.

Flavio Tranquillo, la voce del basket su Sky Sport, del basket italiano ed Nba, ha portato una riflessione più filosofica sul concetto di passione. “Passione viene da un verbo greco che significa soffrire”, ha ricordato. “C’è una dimensione patologica che non deve essere necessariamente glorificata”. Un’affermazione che ha sorpreso e affascinato il pubblico, portandolo a riflettere su quanto la passione possa diventare una prigione: “Se soffri, sei disposto a fare qualsiasi cosa per non soffrire e quando soffri non vedi nient’altro che la tua sofferenza. Questo ti priva di alcune dimensioni critiche”. Tranquillo ha poi offerto una sua personale definizione di racconto sportivo, citando il relato latinoamericano: “È come se io porgessi qualcosa a qualcun altro, in particolare porgo una frase, una parola, una fotografia”. E ha aggiunto un’auto-critica: “Quello che secondo me è mancato a me per tanti anni come professionista della parola è inserire la dimensione critica dentro al racconto”. “Non esiste un’attività umana che non comprenda assieme al bene il male, assieme ai momenti di euforia, i momenti di tristezza, assieme ai momenti di gioia, quelli di noia”, ha riflettuto il telecronista, invitando a guardare lo sport con occhi più consapevoli.

 

Uno dei momenti più animati del dibattito è stato il confronto sul VAR e sull’instant replay. Tranquillo ha raccontato l’esperienza del basket italiano, dove l’instant replay è stato introdotto nel 2004(Canestro di Douglas contro la Milano di Lino Lardo e tutti a casa senza polemiche), e il dramma di Livorno del 1989, quando un canestro contestato tenne in sospeso un’intera città. “Il punto non è se la tecnologia serva o meno – ha spiegato – ma come la usiamo. Nel basket l’instant replay è nato per questioni oggettive, non per interpretazioni. Quando si è iniziato a usarlo per giudicare se un contatto è rigore o non è rigore, si è entrati in un altro universo”. Repice ha portato l’esempio della famosa mano di Maradona, trasformando la riflessione in un momento di grande intensità emotiva. “Quella mano aveva un valore politico di riscatto per un’intera nazione”, ha detto. “Ma se Maradona fosse andato dall’arbitro e avesse detto ‘ho fatto gol con la mano, annullalo’, sarebbe stato il gesto politico più grande della storia del calcio”. Tranquillo ha controbattuto con la sua visione laica: “Se sentissi che è più importante il gesto politico del rispetto dell’etica dello sport, non avrei nessun problema. Ma dovrei metterla così: ho fatto gol con la mano e l’ho fatto apposta perché sentivo di doverlo fare, anche se sono stato irrispettoso verso le regole”.

Entrambi hanno concordato su un punto fondamentale: l’importanza di preservare l’elemento umano nel gioco. Repice ha citato le parole di Alessandro Del Piero: “Quando le telecamere entreranno in uno spogliatoio, questo sport sarà finito”. E ha spiegato: “Voleva dire semplicemente che quello che succede in campo succede in campo, e lì finisce. I giocatori in campo lo sanno”.

Il dialogo si è poi acceso sulle grandi imprese sportive che hanno segnato la storia, e sulla capacità dei due cronisti di farle rivivere attraverso le parole. Repice ha raccontato la sua ammirazione per il gol di Maradona contro l’Inghilterra, descrivendo la genialità di un gesto che sfida ogni logica: “Il gol che fa andandosene con la Lazio, con Nando Orsi in porta, è una roba che non si spiega. La palla viene indietro, la circumnaviga, l’aggancia col sinistro vicino alla linea laterale, tornando indietro la mette con un pallonetto sotto l’incrocio”. Tranquillo ha risposto con la sua esperienza nel basket, Repice incalza raccontando il canestro decisivo di Michael Jordan nella finale del 1998: “Flavio,tu lo vedi che tanto adesso lo manda a vuoto. Tu lo sai già da come si sta muovendo perché il basket lo conosci e quella roba lì infatti la racconti”. “È come se ogni volta che la rivedo – ha proseguito Repicr -, perché io rivedo queste cose spesso, sento di appartenere a una comunità di eletti. E vedo e sento le parole e dico: caspita, adesso lo secca, si crea lo spazio con una finta, scivola sul palchetto, si alza con un piede, una sospensione, la butta dentro”. Repice ha colto l’occasione per fare un parallelo tra i due fuoriclasse: “Hai spiegato perfettamente la differenza tra Diego Maradona e Leo Messi. I movimenti di Messi sono canonizzati, io guardandolo capisco prima l’eccezionale. Guardando Diego non ho mai capito cosa stesse per fare. Era tutto qualcosa che andava al di là, al di fuori anche della fisica”.

Ma il momento più toccante della serata è arrivato sul finale, quando Alex Famà, in rappresentanza dei giovani organizzatori del Marina Summer Fest, è salito sul palco per ringraziare i due ospiti e il presentatore Giuseppe Bonanno. Con la voce rotta dall’emozione, Famà ha voluto condividere con il pubblico un piccolo, grande aneddoto personale che ha fatto immediatamente breccia nel cuore di tutti i presenti. “Devo fare una domanda a Flavio”, ha esordito con un sorriso timido, “ma posso?”. E poi, rivolgendosi direttamente al celebre telecronista: “Ti devo dire che la tua voce occupa una parte importante del mio cuore, perché mia mamma, quando ero bambino, si addormentava ascoltando le tue telecronache. E tante notti, lei raccontava, si svegliava nel cuore della notte con la tua voce ancora in sottofondo, perché lasciava la TVaccesa. Non c’era partita che tenesse, la tua voce era come una ninna nanna “. Un’immagine che ha sciolto la tensione dell’intera sala, trasformando il Palazzo della Cultura in un salotto di famiglia dove le storie dello sport diventano storie di vita.

Famà ha poi voluto ringraziare pubblicamente anche il presentatore della serata, Giuseppe Bonanno, per aver saputo condurre il dialogo con la giusta leggerezza e profondità, creando le condizioni per un confronto che resterà memorabile nella storia della manifestazione.

Da qui inizia il nostro speciale video

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