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NEL RICORDO DEL CARO RINALDO

Qui in foto con l’Imperatore Pasquale Vazzana e Peppe Calabrese, salutiamo Rinaldo.
 
Non era un coach. Non era un dirigente con la cravatta. Non era un addetto ai lavori che cerca i riflettori.
Era qualcosa di più raro: un tifoso autentico, un uomo di cuore, un figlio passionale di Reggio Calabria.
 
Se ne è andato Rinaldo Malara.
 
Chi ha vissuto le ultime stagioni della Viola in A2 – quelle con Caroti e Rossato a guidare il reparto esterni, con Pacher e Baldassarre a lottare sotto i tabelloni – lo ricorda benissimo. Rinaldo c’era. Sempre.
 
Non era uno che guardava la partita seduto. Viveva ogni possesso come se fosse l’ultimo. Ogni arbitro dubbio era un torto personale. Ogni canestro della Viola era una liberazione. Ogni sconfitta, una ferita che gli restava addosso per giorni.
 
Perché Rinaldo non era un tifoso da poltrona. Era uno di quelli che ti fa innamorare del basket, anche se il basket a volte ti spezza il cuore.
L’uomo prima del tifoso
 
 
Ma al di là del parquet, Rinaldo Malara era una persona per bene. Leale. Trasparente.
 
Tutti quelli che l’hanno incrociato – dai giocatori ai magazzinieri, dai giornalisti agli altri tifosi – raccontano la stessa cosa: un uomo passionale, generoso, con la faccia pulita dell’amore vero per la propria città, dall’amaranto al neroarancio..
 
Non ha mai cercato ruoli o poltrone. Ha cercato solo un posto da dove soffrire e gioire per la sua squadra. E quel posto, spesso, era in curva o sugli spalti del PalaCalafiore, col cuore in mano.
Un abbraccio alla famiglia!
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