Story

NEL RICORDO DI UN GRANDE CAMPIONE

Aprile 2013. Sala operatoria a San Paolo. Un uomo alto due metri e cinque si risveglia. È la seconda volta che gli aprono la testa per un tumore. Questa volta è maligno.
 
Lui si chiama Oscar Schmidt. Per il mondo del basket è Mão Santa.
 
Due anni dopo quella paura, arriva una telefonata: “Benvenuto nella Hall of Fame”. Quella vera. Quella di Springfield.
 
Oscar sale sul palco con il suo idolo Larry Bird. Parla di canestri, di vita, di due operazioni alla testa. Nessuno trattiene le lacrime.
 
 
E oggi? Oggi Caserta, la sua Caserta, e tutto il basket italiano, lo piange come un figlio. Perché Oscar non ha mai vinto uno scudetto. Ma ha regalato a una città intera l’orgoglio di crederci.
 
Gentile, Esposito e Dell’Agnello, si, la sapevamo e la sappiamo a memoria come declamare, Bianchi,Campanaro,Hughes o Santoro,Bullara,Avenia,Tolotti, ecc,ecc.Che sfide, che Botteghelle pieno in un derby del Sud da impazzire e da leccarsi i baffi.
 
E lui? Un canestro dopo l’altro, che sfide con Dan Caldwell, che emozioni, che classe.
 
La mano santa ha smesso di tirare. Ma il suo canestro più bello è stata una vita intera a non mollare mai a metterla dentro con un dolce suono di una retina devastata!
 
 Un abbraccio a tutta la comunità cestistica di Caserta.Ciao, Gigante.
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