NICOLA BARBUTO:UNA LETTERA CHE REGALA EMOZIONI

Il capitano del Nuovo Basket Soverato lascia la Calabria, vola all’Hsc di Roma e pubblica una missiva tutta cuore.

In tanti lo ricordano da “piccolissimo” nel Nuovo Basket Soverato dei vari Focarelli,Trimboli,Arcidiacono, Alecci(attuale primo cittadino di Soverato): tanti altri ne hanno ammirato la crescita mentale che ne ha trasformato le attitudini in un capitano vero protagonista della promozione in C sotto la guida di Coach Sbrissa.

Oggi, Nicola Barbuto vola nella Capitale raggiungendo un altro calabrese, il reggino Barilla.

Non sarà Kobe Bryant ma la sua lettera è realmente emozionante.Buona lettura.

La missiva di Nicola Barbuto

“Non ho mai amato i saluti, lasciano spesso un misto di amarezza e malinconia. Così come non sono nemmeno grande amante delle parole, rispetto alle azioni, perché per carattere tendo sempre a dimostrare concretamente le mie sensazioni. In più le parole, non sono sempre specchio di ciò che si prova dentro, diversamente il proprio corpo fa trasparire maggiormente lo stato d’animo.
Tuttavia, in alcune occasioni, il bisogno di scrivere diventa così forte da non poterlo frenare, per riuscire a lasciare un segno di ciò che sta accadendo.

Questa è una di quelle.

Sapevo che prima o poi sarebbe successo, come nel naturale scorrere della vita, ma non ci si rende conto di certe cose fino a quando non accadono.

Ho messo piede, per la prima volta, sul parquet del palascoppa nel 2003.
Avevo 13 anni, ero poco più di un bambino e ne esco ora (quasi) uomo.

Sono passati 14 anni.
Intensi, forti.
Sudore, sacrifici, sorrisi, abbracci, lacrime, delusioni, rabbia, brividi, pacche sulle spalle, 5 dati e ricevuti, sconfitte cocenti, vittorie.
Sono cresciuto.
Ho trascorso più di metà della mia vita con questi colori addosso.
Sono stati anche gli unici che ho vestito.
Ho sempre sentito i brividi ad indossarne la canotta.
In ogni occasione, campionato giovanile o seniores che fosse, ho sempre dato l’anima e il corpo (e forse qualcosa in più), anche quando quest’ultimo aveva bisogno di riposo o cure causa infortuni.
Ho sentito gridare il mio nome dagli spalti.
Ho visto sorgere, trionfare e cadere questa squadra.
Campionati da giovane in mezzo agli adulti, altri a fare il veterano.
Dal 2004 al 2017, non contando gli anni in cui il basket a Soverato fu solo giovanile, ho sempre fatto parte dei roster, a prescindere dal minutaggio e il livello del campionato, spinto dall’amore per questo sport che mi ha insegnato a vivere.

Nel 2014, coach Sbrissa mi ha consegnato le “chiavi dello spogliatoio”.
Mi è stato concesso il privilegio di essere il capitano della mia squadra, nella mia città. Spero di aver onorato al meglio “la più alta carica spirituale” che viene data ad un giocatore dal proprio allenatore. Abbiamo conquistato 2 promozioni in 3 stagioni, ma mi auguro di aver qualcosa più sotto il profilo umano rispetto a quello strettamente tecnico/tattico. Sono stato sicuramente esigente, forse troppo, spesso rompiscatole, ma ogni tanto in allenamento dovevo fare la parte del “cattivo”. Allo stesso modo, ho cercato quanto più possibile di essere leader, una spalla per tutti, di farmi carico di questioni che recavano dolore ai miei compagni per proteggerli, di supportarli in momenti difficili, incitarli e gratificarli quanto più possibile.
Ringrazio tutti loro per questi tre campionati in cui mi hanno aperto le porte del loro mondo.
Grazie anche a chi ci ha seguito in questi anni, a titolo personale, perché siamo una delle poche realtà dove la pallacanestro si vive con maggiore passione rispetto agli altri sport.
Mi avete fatto sentire il calore che si riserva solitamente solo ai veri giocatori di basket.
A Soverato, e non solo, ero diventato per tutti il “Capitano”.
Possa io avervi ricompensato con l’esempio d’amore per la maglia, sacrificio, fatica, impegno e lealtà sportività.
Oltre a questo, in queste ultime 3 stagioni, ho vissuto l’inizio di una meravigliosa esperienza a livello cestistico. Fare l’istruttore.
La dirigenza mi ha scelto per entrare a fare parte dello staff tecnico, prima nel settore minibasket e dopo un anno anche nel settore giovanile.
Ringrazio i genitori per avermi affidato i vostri figli senza remore e aver confidato nella mia persona.
È stato fantastico poter accompagnare nel percorso di crescita personale, sportiva e umana, questi ragazzi. Sono stato capo allenatore dei più piccoli, i miei primi “giocatori da formare”. Vederli arrivare con il sorriso in palestra e “protestare” perché era finito il nostro turno, è stato uno dei regali più belli che poteste farmi. Che il basket per voi sia sempre divertimento, amico in cui rifugiarvi e buon consigliere, perché per me lo sport è metafora di vita e ti insegna a stare al mondo. In più, sono stato assistente allenatore in u16 e u18, provando ad insegnare quanti più segreti del mestiere ai ragazzi, trascinandoli come un fratello maggiore, anche allenandomi con loro per spronarli a dare il massimo. Un gruppo straordinario, che mi ha seguito in tutto e per tutto, anche in allenamenti fino a quasi mezzanotte. Sentirvi dire con orgoglio: “Nicola é il mio allenatore”, non ha prezzo. Avete reso sacro ogni istante speso con voi in campo e in panchina. Tutto questo mentre affiancavo il mio storico coach Stefano Gioffrè, colui che mi ha fatto crescere a livello cestistico, che ringrazio immensamente per avermi responsabilizzato, non solo come giocatore negli anni precedenti ma ora come futuro coach, e concesso tanto spazio in questo contesto.
Anche qui, mi auspico, di essere stato una guida positiva, in senso lato, per questi giovani atleti, che prima di essere tali sono uomini in divenire, cercando di insegnare loro il basket, anche con il mio comportamento in campo da giocatore durante il campionato senior. Compito difficilissimo ma gratificante.

Vorrei dedicare una menzione speciale a Stefano Costarella, uomo di altri altri tempi, presenza discreta e mai banale, non solo un dirigente ma un fratello, amico che ha rimesso insieme i pezzi sia dentro che (specialmente) fuori dal campo.

Detto questo, dopo l’immensa accozzaglia di parole e ricordi, è arrivato il momento dei saluti. Come ultimo posto dove scrivere questa lettera ho scelto un palazzetto che ha fatto parte della mia vita.
Quest’anno sarò lontano da Soverato.
Proverò ad inseguire un sogno a Roma, quello di trasformare la passione per il basket nel mio lavoro.
Non me lo sarei mai immaginato, ma durante il mese di luglio ho ricevuto una telefonata, dall’altro lato della cornetta c’era HSC, la società che cura il settore per la Virtus Roma.
È un treno su cui non si può non salire.
Potrò lavorare come allenatore in una realtà all’avanguardia per il settore giovanile.
Dividerò il campo con coach Barilla e Rubinetti (allenatori nazionali).
I direttori tecnici sono Tonolli e Cipolat ( ex giocatori di serie A e allenatori nazionali).
Il responsabile del settore giovanile è Stefano Bizzozi (allenatore nazionale, oltre 30 anni di esperienza su panchine di Serie A e nazionali giovanili, oltre che commissario tecnico del Camerun).
Magari questi nomi diranno qualcosa solo ai grandi appassionati di basket, ma ne faccio uno che nessuno non può non conoscere.
Carlton Myers.
Non credo che sia necessaria la didascalia per lui.

Prima di congedarmi, ho voluto indossare un’ultima volta la canotta Nbs e mettermi al centro del luogo dove ho speso la mia vita sportiva, il campo.
Avevo bisogno di cristallizzare questo momento in solitudine. Guardando verso gli spalti, sono riuscito a scorgere, una per una, tutte le persone che hanno condiviso con me questi anni sedute lì a salutarmi.
Come se fosse appena finita una partita, prima di uscire, guadagno il centro del campo e vi ringrazio con un applauso.

Il nuovo basket Soverato perderà (un mezzo) giocatore e un giovane allenatore, ma avrà un tifoso in più.

La vita può allontanarci, l’amore continuerà.”

Con amore,
non il capitano,
non l’allenatore,
semplicemente
Nicola Barbuto.

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