Oggi Tonino Zorzi avrebbe spento le sue candeline”
E siccome il Paròn è fatto così – sempre un passo avanti rispetto agli annunci ufficiali – lo festeggiamo non con un necrologio, ma con una lavagna immaginaria, un assist al momento giusto e una voce che ancora riecheggia nelle palestre d’Italia, anche perchè questa sera c’è Scandone(li introdusse, praticamente il ruolo di senior Coach in Italia) -Viola due piazze dove ha lasciato il cuore.
Perché Tonino non se n’è andato.
Lo immaginiamo ancora lì.
A bordo campo, gridando “Biancaneve” o Edward Mani di forbice”
Con lo sguardo lungo, le mani che disegnano schemi nell’aria come fossero appunti presi a matita su un tovagliolo.
Perché la pallacanestro italiana non sa dimenticare i suoi padri.
E tu, di padri, ne hai fatti tanti:
giovani playmaker sperduti, ali che non credevano in se stessi, centri enormi che grazie ai tuoi “fondamentali” diventavano top player.
Quella voce che in un timeout valeva più di qualsiasi time-out tecnico.
Quella capacità rara di guardare un giocatore negli occhi e capire se aveva dormito male, se aveva litigato con la fidanzata, se quella paura in fondo allo sguardo era solo la paura di sbagliare.
Restano le cinque promozioni in A1.
Resta la Coppa delle Coppe a Napoli, quando il basket era un’altra cosa e forse più bello.
Resta l’Europeo di Mosca da giocatore, e quello di Roma 1991 da assistente dell’Argentina – perché il Paròn ha sempre viaggiato, e il basket non ha mai avuto confini per lui.
Restano quei 3.948 punti da giocatore.
Restano i 22 azzurri, lo scudetto a Varese, il miglior marcatore del ’54-’55.
Resta il Botteghelle tremante che grida “Forza Dan”e poi si emozioina gridando “Portaci in Europa, Tonino”
Ma restano soprattutto i sorrisi in panchina, le urla da tuono, e quel passing game che ancora oggi chi lo ha visto non riesce a dimenticare.
Viva il Paròn.
Sempre.


