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Piero Surfaro e il sogno del playground a Melito Porto Salvo: “Una goccia cinese che è diventata realtà”

Melito Porto Salvo – Quattro anni fa era solo un pezzo di compensato con un anello piantato in una piazza. Oggi, al suo posto, sorge un playground che profuma di futuro e di comunità. A raccontare questa metamorfosi è Piero Surfaro, dirigente della Lumaka e cittadino attivo, anima pulsante di un progetto che ha trasformato un’aspirazione in un bene concreto per i ragazzi del territorio. Ai microfoni di Giovanni Mafrici, il volto già rigato dal sudore ma illuminato da un sorriso che non lascia spazio a dubbi: “È un’emozione incredibile, per fortuna mascherata dal sudore che scende”.

 

Tutto è nato da un gesto semplice ma potentissimo. “Quattro anni fa – racconta Surfaro – ho visto un pezzo di compensato con un anello in piazza Portosalvo. Un papà anonimo lo aveva messo lì per far giocare suo figlio a pallacanestro. Quella cosa mi ha emozionato tantissimo. Da quel momento sono diventato una goccia cinese, diciamo, per le varie amministrazioni”. E quella goccia, insistente e costante, ha scavato la roccia. Fino ad arrivare al risultato che oggi si vede con i propri occhi: un campo regolare, dignitoso, pensato per i giovani e per chiunque voglia giocare.

Surfaro non manca di sottolineare il ruolo fondamentale delle istituzioni. “Sono fermamente convinto che la cittadinanza attiva sia fondamentale – afferma – e trovare degli interlocutori come l’amministrazione guidata dal sindaco Tito Anastasi ha consentito tutto questo. Si sono fatti carico di una cosa che non era una priorità, e me ne rendo conto, ma per i ragazzi hanno ritenuto che questa fosse comunque una priorità. La risposta è quello che si vede in questo momento”.

Ma il sogno nel cassetto, per Piero, è un altro. Cresciuto con la storia della Virtus e con i ricordi di un tempo in cui a Melito nascevano giocatori che giocavano al chiuso, lui oggi vive la realtà di tanti padri: chilometri su chilometri per portare il figlio Simone ad allenarsi a Reggio Calabria. “Il sacrificio è stato tanto importante e forse nessuno potrà mai ripeterlo – ammette – ma l’idea sarebbe quella di finalmente avere un impianto al chiuso. Quello che ho fatto non lo rinnego, anzi ringrazio di aver trovato a Reggio ed alla Lumaka, uno spazio educativo per mio figlio. Ma purtroppo non tutti i ragazzi hanno la possibilità di fare quello che mio figlio Simone ha potuto fare. È giusto dare a chiunque la possibilità di giocare a pallacanestro”.

Perché lo sport, per Surfaro, non è solo competizione. “Non necessariamente bisogna diventare campioni di Serie A o di NBA – precisa – ma poter giocare, perché i valori dello sport sono assolutamente fondamentali. Oggi mio figlio e tanti suoi amici sono reduci dal torneo PBK, un gruppo di ragazzi che si è messo insieme per stare tra amici e giocare. Sarebbe bello che questo potesse succedere anche a Melito”.

Un plauso va anche al lavoro capillare della Kleos, che da anni aggrega i piccoli territori da Saline a Pellaro, da Lazzaro ai paesi limitrofi. “Il lavoro che hanno fatto Paolo, Carlo, Tonino e tutti gli amici della Kleos dall’anno scorso è stato straordinario – sottolinea Surfaro – Quando mi hanno chiesto se investire qui a Melito, sono stato felice di dirgli: ‘Venite, perché i ragazzi hanno bisogno di questo, Melito ha bisogno di questo’. Bisogna investire sui ragazzi, sullo sport e sui veri valori: stare insieme e impegnarsi sempre”.

E a proposito di impegno, il dirigente della Lumaka non dimentica il titolo di campione d’Italia conquistato dai ragazzi della Reghion. “È stata dura quest’anno – confessa – I ragazzi ci hanno fatto penare con quell’avvio faticoso, ma è stato bello. Al di là del risultato sportivo, io ho visto mio figlio accolto in un gruppo meraviglioso di gente che ha praticato la pallacanestro ad altissimi livelli. Hanno fatto sentire Simone parte di quel gruppo e hanno raggiunto obiettivi importanti. Due titoli di fila sono meravigliosi, ma soprattutto hanno fatto capire a Simone che con l’impegno, la fatica, sudando e combattendo sempre, i risultati si possono raggiungere. Spero che questo lo possa applicare sempre nella vita, al di là del parquet”.

 

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