PROFESSIONISTI REGGINI RIMASTI AL NORD, PARLA VITTORIO MASSA

Il giornalista che ha trascorsi cestistici alla Fortitudo Pellaro ed alla Nuova Jolly nel basket giocato è reduce dal biennio a capo dell’ufficio stampa della Viola. Oggi,invece, opera in Serie A2 in quel di Treviglio seguendo l’ex Presidente nero-arancio Raffaele Monastero.

Dalla Calabria alla zona rossa.
Non è assolutamente facile vivere, in questo momento a Treviglio, dico bene?

Facile oggi come oggi non lo è in nessun posto. Noi qui, rispetto ad altre parti d’Italia, abbiamo avuto la “sfortuna” di doverci adeguare molto prima ad alcune misure che si facevano più restrittive giorno dopo giorno. Nonostante questo io mi ritengo fortunato, sia io che molti giocatori abbiamo deciso di rimanere qui innanzitutto per non mettere a rischio i nostri familiari ma anche perchè vivere questo periodo in compagnia è sicuramente più facile. La società è presentissima anche in questo momento e ho la fortuna di vivere con un gruppo di ragazzi fantastici.

Percorso professionale di rilievo.
Partito dal biennio in nero-arancio ed oggi, in A2 in terra di Lombardia. Prima della pandemia, ovviamente, come si stava evolvendo la tua nuova avventura lavorativa lontano da casa? Quali sono le differenze tra Reggio Calabria e Treviglio?

Le differenze sono tantissime. Reggio è casa mia, è passionale, viscerale, una città che ama la Viola e chiunque ha lavorato con me si è sentito parte di qualcosa di più importante. In condizioni normali sarebbe il posto il posto più bello del mondo per fare pallacanestro. Lavorativamente Reggio ha un bacino d’utenza molto più ampio ma economicamente diverso. Treviglio si trova sicuramente in un territorio molto più ricco,una società che ha voglia di crescere nonostante da anni sia un esempio nel panorama cestistico. E’ un ambiente familiare costituito da persone stupende che mettono le proprie conoscenze all’interno della società sportiva. Organizzazione e programmazione di altissimo livello.

Campionati fermi in tutto il mondo. Cosa accadrà?
Difficile dirlo, inizialmente forse si è sottovalutato il problema e siamo stati costretti a modificare ogni giorno il nostro programma. Il vero problema sono i tempi. Sarebbe un peccato dover annullare tutto e vanificare gli sforzi economici di tante società ma questo solo a patto di salvaguardare la nostra saluta. L’idea iniziale di giocare a porte chiuse in giro per l’Italia non mi sembrava una genialata.

Treviglio è stata terra di un nostro collega.
Domenico Durante è rimasto nei nostri cuori.
Tra il PalaFacchetti e dintorni te ne hanno parlato?
Inevitabilmente, ed è il primo collegamento che si fa quando qualcuno scopre che vengo da Reggio. Attraverso i racconti soprattutto di Paolo Taddeo e Raffaele Monastero ho avuto la conferma di un uomo orgoglioso di essere di Reggio ed orgoglioso di vivere a Treviglio. Ha sempre valorizzato questo aspetto e lo sport era uno fattore che lo avvicinava un pò di più a casa.

Calvani,Mecacci e Vertemati. Devi sceglierne uno. Chi butteresti giù dalla torre e perchè?

Si stringono un pò e rimangono tutti in piedi. Ho avuto la fortuna di lavorare con tre professionisti ma prima di tutto uomini di spessore. Calvani con la sua esperienza mi ha insegnato tanto ed ha gestito un gruppo fortissimo, di Vertemati mi ha impressionato il suo essere coach a 360°, è attento ad ogni dettaglio dentro e fuori del campo, maniacale nel preparare le partite e soprattutto un allenatore che ha “fame”.
Mecacci meriterebbe un capitolo a parte, insieme abbiamo provato a gestire una situazione assurda. Lui nonostante la giovane età si è dimostrato una persona competente e ha gestito situazioni molto più grandi con grande lucidità. Voleva mandarmi via dopo un giorno ma poi mi ha coinvolto e responsabilizzato sotto ogni aspetto.Oggi ci sentiamo 2 volte al giorno e programmiamo le vacanze, di pallacanestro parliamo poco.. ne abbiamo avuto abbastanza.

Da lontano, cosa ne pensi del progetto Pallacanestro Viola Supporters Trust?
Come ho detto tante volte, lo scorso anno solo grazie ad una tifoseria come quella di Reggio si poteva finire la stagione.Il progetto è serio, ambizioso e ha già raggiunto ottimi risultati. Hanno attecchito sul territorio nonostante il campionato non sia molto attrattivo, stanno facendo i passi giusti e con il tempo si struttureranno sempre meglio a livello societario. Spero che questa stagione riprenda per poi terminare nel modo che loro meritano.

Uffici stampa e percorsi professionali, giornalisti e media. Sei passato dalla realtà reggina a quella lombarda, situazione più vicina ai network nazionali.Anche in questo caso, hai trovato differenze?
Cestiticamente Reggio non ha nulla in meno per numero di addetti ai lavori e seguito. La vera differenza sta nel potersi confrontare con realtà diverse, come quelle nazionali, che ti aiutano a crescere. Reggio è stata la miglior “palestra” possibile, qui ci sono le condizioni per potersi esprimere al meglio.

La Viola di Coach Calvani e la Viola di Matteo Mecacci. Un tuo ricordo personale legato a queste due annate?
100 ricordi, non uno. Dell’anno di Calvani i ricordi più belli sono legati alle vittorie fuori casa con tantissimi tifosi reggini ma soprattutto Agrigento e l’ultima in casa con Napoli non le dimenticherò mai. Quest’anno insieme ad Aj e Lorenzo ogni giorno ricordavamo un aneddoto di un anno stupendo. Dello scorso anno non voglio ricordare la delusione di essere stati presi in giro da tante persone ma l’unione di una famiglia che aveva piacere a stare insieme pur senza una lira. In quei due anni ho avuto la fortuna di vivere con dei gruppi di giocatori che mi hanno sempre considerato uno di loro, soprattutto fuori dal campo. Io sono fortunato,qualcuna diceva che la Viola è di chi la ama. Noi, l’abbiamo amata davvero.

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