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PUNTO NBA:RIVOLUZIONE DI CALENDARIO?

di Gaetano Laganà – Non si placano più le polemiche legate allo scheduling delle partite delle squadre NBA. Nel recente passato spesso gli allenatori hanno chiesto di rivedere il calendario, ma le loro richieste sono rimaste inascoltate. La situazione è degenerata, portando alle minacce da parte del Commissioner Adam Silver. Cerchiamo di ricostruire la storia.

 

IL FATTO

La polemica è nata a seguito della scelta di coach Tyronn Lue di non far scendere in campo i propri Big Three nella partita di sabato scorso in casa dei Clippers. La motivazione è stata quella di far riposare le proprie stelle in vista dei playoff e secondo una logica di calendario ben precisa. Per i Cavs si trattava infatti della prima partita di un back-to-back. La Lega ha sempre accettato tacitamente questa scelta delle squadre, poiché per le franchigie che arrivano in fondo ai playoff ci sono da disputare 100 e più partite nell’arco di nemmeno 8 mesi. In sostanza niente di strano, se non fosse che la partita in questione era in diretta nazionale ed il Commissioner non ha preso benissimo il fatto di non vedere James, Irving e Love in campo!!!

 

LE CONSEGUENZE

Adam Silver, dopo varie dichiarazioni pubbliche, ha deciso di inviare un comunicato ufficiale a tutti i proprietari delle 30 franchigie NBA. Da quanto trapelato sembrerebbe che Silver abbia bacchettato ben bene le squadre, minacciando di significative penalizzazioni le franchigie che procureranno una danno di immagine del genere a tutta la Lega. Il Commissioner ha però tenuto a precisare che la questione dello scheduling delle partite sarà argomento principale “all’NBA Board of Governors meeting” del 6 Aprile prossimo a New York.

 

LE POSSIBILI SOLUZIONI

Ad inizio stagione Doc Rivers (coach dei Clippers) e ieri anche Steve Kerr (Coach dei Warriors) hanno apertamente richiesto di diminuire le partite di stagione regolare, con Kerr che addirittura ha proposto un taglio degli stipendi nel caso la cosa andasse in porto. La Lega in realtà non è dello stesso parere, poiché ridurre a 60/65 giornate la Regular Season comporterebbe un danno di immagine ed economico incredibile alla Lega. La soluzione proposta dalla NBA sembrerebbe quella di far iniziare la stagione 10 giorni prima rispetto al passato. Spalmare il calendario su un periodo più lungo, evitando quindi i back-to-back, convince in parte anche gli addetti ai lavori, ma meno le TV. I media chiedono infatti, oltre ad un inizio anticipato, anche una fine posticipata, addirittura spingendo il calendario delle Finals fino alla fine di giugno/inizio luglio. Tale richiesta non è infondata, poiché il 4 luglio sarebbe l’Independence Day e far giocare una eventuale Gara 7 di finale in questa data porterebbe ad un’audience probabilmente stellare. La risoluzione della questione sarà molto lunga e probabilmente ci saranno dei provvedimenti, ma pensare ad una rivoluzione del calendario NBA a partire dalle prossime 2/3 stagioni non sembra un’assurdità.

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