RICORDANDO FABIO PAPAGIORGIO
Il 24 giugno sarebbe stato il suo compleanno.Ma se chiudi gli occhi e ascolti il rimbombo di un pallone sul parquet, forse lo sentirai ancora saltare. Era nato nel ’61, in un’Italia che scopriva il basket, e lui ne era già un prospetto della forza, come un giovane americano.
Non era solo un ragazzo calabrese. Era un fenomeno naturale. Quando il mare di Soverato rifletteva il sole, lui era già in palestra a sfidare l’aria. Le sue doti atletiche non erano semplicemente “buone”: erano urticanti. Gli avversari lo guardavano e pensavano: “Ma è un alieno?”. Eppure, era solo un Cadetto. Conquistò le finali nazionali Cadetti portando il nome della sua città natale oltre lo Stretto, facendo tremare le grandi squadre del nord con la sua esplosività.
Poi arrivò la chiamata. La Cestistica Piero Viola, ambita, blasonata, presieduta dal Giudice Tuccio. Per un ragazzo del sud, indossare quei colori nero-arancio era come toccare il cielo con un dito. Era la stagione 1978-79, un anno di transizione per il basket italiano, ma per lui fu l’anno dell’esplosione. A 17 anni, giocava con lo status di Under, ma il suo fisico parlava un’altra lingua. Pippo Faina, il suo allenatore, uomo di poche parole e tanta sostanza, un giorno lo guardò durante un allenamento e sussurrò ai dirigenti: “Ha dei mezzi fisici come un americano”. Non era un complimento banale; era una constatazione. Era un’ala forte vera, di quelle che schiacciano con rabbia e corrono in contropiede come treni merci.
Nel giro di quella leggendaria squadra, c’era un esercito di guerrieri: i vari Gira, Bianchi, Borzì, Mossali, Borlenghi, l’instancabile Enzo Putortì, Paiusco, Volpe e Canale. Lui era il più giovane, ma il più temuto. Correva tra questi giganti come un fulmine a ciel sereno, prendendosi responsabilità che pochi Under si sarebbero sognati. La permanenza nella Viola durò anche nella stagione successiva, con il grande Coach Enzo Porchi nell’80-81, ma il destino del basket italiano è fatto di valigie e trasferimenti. Girovagò tanto, portando il suo marchio di fabbrica in altre piazze, ma il suo cuore, forse, era rimasto inchiodato a quel primo canestro in nero-arancio.. 🏀🖤🧡


