Ricordando Massimo Mazzetto,il pensiero di coach Gebbia

; i contatti con il Giudice Viola erano frequenti ma la sera del 17 mi rispose la moglie e mi comunicò che Massimo aveva avuto un incidente e che tutti erano in ospedale.

 

Fu sempre la moglie, il giorno dopo, mentre ero in aeroporto, a dirmi che non ce l’aveva fatta.

Da allora, ogni volta che il pensiero va a Massimo, lo rivedo in quella sua abitudine quotidiana: al Botteghelle entrava in campo dagli spogliatoi sempre con le scarpe slacciate, si fermava a bordo campo, si piegava e se le allacciava, sorridendo.

Non so se avesse per lui un significato particolare,  un gesto semplice che forse più di altri esprimeva la sua semplicità.

Perché questo colpiva di Massimo, più del suo atletismo,, delle sue qualità tecniche, della sua determinazione, che probabilmente lo avrebbero portato ad essere, nella sua trasformazione di ruolo, uno dei playmaker più importanti della pallacanestro italiana.

Un giocatore di talento che avrebbe potuto competere con i migliori registi moderni, quali Brunamonti e Gentile.

Un ragazzo semplice che condivideva l’appartamento di Via Reggio Campi insieme ad altri ragazzi semplici, compagni in cui è ancora viva la ferita di quel giorno.

Un ragazzo semplice, che entrava in campo con le scarpe slacciate e sorrideva alla vita.

18/06/2011

Gaetano Gebbia


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