RICORDATE COACH SANTO SURACE? “PARAMETRI? AVEVO RAGIONE E NON HO MAI AVUTO DUBBI”

Allenatore, manager e dirigente di un’infinità di squadre. Tifoso e membro fondamentale dei Fedelissimi della Viola ma non solo. Coach Surace si è allontanato da dieci anni esatti dalla pallacanestro.Ecco le sue parole.

Innanzitutto come stai, che fine hai fatto e come stai vivendo questo riposo forzato collettivo?

Fisicamente sto bene, moralmente un po’ meno visto che il mese scorso ho perso mio padre, però tutto sommato me la cavo. Sono sempre qui a Reggio Calabria, cerco di lavorare e purtroppo essendo parte di categorie più a rischio, tranne qualche uscita per la spesa, devo per forza di cose stare in casa e questo credo che sarà così per me anche quando riapriranno qualcosina.

 

 

Quanto ti mancano le tue squadre e quanto ti manca la tua pallacanestro?

 

Mi mancano molto, soprattutto l’Abba (ex Frassati) ma mi mancano tutti gli atleti che ho avuto il piacere e l’onore di allenare e sapete che son tanti.

Ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa, anche quei ragazzi con cui non ho avuto un rapporto strettissimo o duraturo.

Rimpiango poi i tempi di quella pallacanestro fatta per pura passione e con pochissimi soldi, ma soprattutto ho nostalgia di tutto quello che facevo in quel periodo e che non era solo allenare ma occuparsi di ogni aspetto della società per cercare di far si che tutto andasse per il verso giusto e che ai ragazzi che giocavano con me non mancasse nulla.

Ma inevitabilmente il tempo passa e ti rimangono dentro ricordi indelebili che non si cancelleranno mai. Su Facebook qualche giorno fa un mio ex giocatore, Antonio Cugliandro, ha postato un video della gara tra Abba e Soverato che poi fu l’ultima gara interna mia come allenatore dell’Abba. Partita che sorprendentemente vincemmo, costringendo il Soverato alla bella. Ecco partite come questa, e ce ne sono altre ovviamente del passato, mi mancano, perché quella partita riassume lo spirito che mi ha sempre accompagnato nello sport ma anche nella mia vita: nulla è impossibile, la determinazione, la passione, la voglia di gioire insieme, il gruppo unito, fanno la differenza e ti fanno a volte andare oltre ogni tuo limite.

 

 

Tanti anni fa, sulle pagine di Reggioacanestro quanto ancora lo sfondo era di colore celeste, sei stato uno degli oppositori primari di voci non ascoltate riguardanti l’introduzione dei parametri. In questi giorni ed in queste ore si sta parlando tantissimo del vincolo sportivo. I parametri hanno indebolito il movimento, senza ombra di dubbio. Che idea ti sei fatto dei possibili scenari di cambiamento?

 

Tanti anni fa ho combattuto spesso contro i mulini al vento. Mi ricordo che fu indetta una riunione all’Excelsior con Maifredi che ancora non era diventato presidente FIP che accennava all’introduzione dello svincolo degli atleti sfiorando però appena il discorso parametri. Immediatamente capìì e dissi al mio interlocutore di fianco (per la verità non eravamo molti), mi vorrò sbagliare ma sarà la nostra rovina. Infatti qualche anno dopo si cominciò con questo stillicidio di risorse che sono i parametri. Qualcuno mi accusava di parlare così perché io non avevo un settore giovanile all’altezza quindi non potendo, secondo loro (ma poi non era così) attingere alla base sarei dovuto ricorrere sempre agli svincolati e quindi ai parametri. Io controbattevo dicendo che non parlavo tanto per me ma per il movimento, perché in realtà economiche come quelle in cui viviamo è difficile reperire risorse per mantenere in vita una società e una squadra di serie C2 allora, che complessivamente aveva un costo elevato.

 

Aggiungo che per colpa dei parametri tanti ragazzi smettono molto presto di giocare  eduna volta finito il settore giovanile, Questo impoverisce il movimento perché toglie allo stesso intanto appassionati, potenziali allenatori o dirigenti e anche le famiglie di questi ragazzi inevitabilmente si allontanano e tutto ciò non da altro che far mancare sempre di più linda vitale al sistema.

 

Rammento, ma lo sapete già, che ai miei giocatori (che non venivano retribuiti), non mancava nulla dal certificato medico alle scarpe alle trasferte fatte in pullman etc. Perché questo dovrebbe essere la maniera di gestire una società dando almeno una parvenza di serietà e decoro. Inoltre facevo notare ai signori che si indignavano sul fatto dei parametri che tutto sommato i loro settori giovanili non esistevano come il mio ma spesso erano frutto di “elargizioni umane” (passami il termine) fatte dalla Viola nei confronti delle Società c.d. amiche. Tenete anche presente un’altra difficoltà e cioè che teoricamente parlare di settore giovanile riempie la bocca a tutti ma quanti poi sanno cosa significhi costruire e gestire un settore giovanile ho dei fortissimi dubbi. Io ho avuto la fortuna di far parte, in qualità di segretario, di uno dei settori giovanili meglio organizzati d’Italia ed era quello magistralmente messo in piedi dal Prof. Gebbia e devo dirvi che senza una organizzazione simile e senza istruttori qualificati e frequentemente aggiornati come si faceva allora, il settore giovanile resta un’utopia.

Tanto è vero che, sparita la Viola ormai da qualche decennio, e tolto lo sforzo di qualche società, il movimento cittadino, ma direi anche regionale è praticamente morto.

Quindi per tornare alla fine della domanda, si i parametri hanno inciso notevolmente perché hanno impoverito le società, ma sono anche altri fattori che hanno contribuito e non posso dilungarmi oltre altrimenti  li elencherei tutti e non è sicuramente esente da responsabilità in questo sfascio la Federeazione Italiana Pallacanestro a livello nazionale, ma soprattutto a livello regionale ma di questo..ne riparleremo. E per gli scenari di cambiamento io non ne vedo in positivo, sono fuori ormai da qualche anno ma per quello che vedo da lontano hanno difficoltà a reperire squadre per far disputare dei campionati assurdi e questo non mi riempie il cuore anzi.

 

 

L’avversario più forte che avresti sempre voluto nelle tue squadre?

 

Non saprei di preciso non ricordo bene tutti sapete è la vecchiaia… No scherzi a parte intanto mi limito ai reggini per non rischiare davvero di non ricordare gli altri e per non fare torto a nessuno (perché ce ne sarebbero molti) faccio un nome molto noto: mi sarebbe piaciuto poter allenare ma magari quando era all’apice della sua carriera Giovanni Speranza, perché mi ha sempre incuriosito la sua naturalezza nel centrare il bersaglio da qualsiasi posizione e contro qualunque avversario.

 

 

Fedelissimi e curva nero-arancio al Botteghelle. Che ricordi porti con te?

 

Ricordi meravigliosi, la mia infanzia, la mia giovinezza. Dovete sapere che dall’ultimo anno di Benvenuti e fino all’ultimo di Zorzi non ho mai perso neanche un allenamento della Viola. Lì ho avuto l’onore di conoscere tanti grandi giocatori di parlarci di scambiare opinioni, ho avuto modo di imparare tantissime cose della pallacanestro. Ho conosciuto personalmente Santi Puglisi e Tonino Zorzi con cui avevo anche un buon rapporto di conoscenza quasi amicizia. E poi i giocatori, Tolotti, Avenia, Santoro, Attruia, Savio che ricordo andavo a prendere a casa prima di ogni partita casalinga, Campanaro e tutti quelli dei periodi d’oro. E logicamente le mille imprese che quelle squadre hanno compiuto regalandoci momenti davvero straordinari e irripetibili.

 

 

Con grande spirito di adattamento e passione hai vissuto annate poliedriche. Hai qualche rimpianto riguardante la tua carriera cestistica?

 

Sinceramente no, rimpianti no, ho sicuramente commesso moltissimi errori, ma sempre in buona fede però le mie soddisfazioni credo di essermele levate e sono culminate poi con la mia ultima stagione di allenatore con la promozione in C con la Vis, il momento più alto dal punto di vista dei risultati. L’unico rammarico forse è quello di non aver potuto conseguire qualifiche maggiori come allenatore perché ai tempi in cui avrei dovuto farlo la malattia mi impediva di recarmi fuori sede per periodi non brevissimi, ma per il resto va bene così.

 

 

Primo anno senza il basket nazionale, dopo tanti anni e senza la Viola nel basket che conta. Un normale ciclo che si chiude o c’è un’altra motivazione?

 

Il ciclo Viola, cari lettori, si è chiuso già qualche anno fa, e i vari tentativi degli ultimi tempi di stare a navigare nell’ombra di quello che fu sono solo brutte copie di un passato che per condizioni ambientali, economiche e di evoluzione (a mio parere in negativo del basket italiano) non potrà più ritornare. Ho letto che quest’anno c’era la squadra dei Suppoters neroarancio se non sbaglio che aveva come allenatore Moretti e credo stessero cercando di fare qualcosa di serio e personalmente glielo auguro. Ma il passato glorioso non tornerà più.

 

 

Hai mai pensato ad un “come back” nella pallacanestro?

 

Si certo ci ho pensato e non nascondo che ne avrei anche voglia e forse affronterei il tutto con maggiore serenità e maturità dovuta all’età, ma non so perché, anzi forse lo so, essendo rimasto fuori dal giro per tanto tempo è difficile che qualcuno si possa ricordare di quello che ho dato per la pallacanestro reggina.

 

 

In questa intervista puoi ritornare il re del basket mercato, come ai vecchi tempi. Componi la tua squadra ideale. 12 atleti, e due Coach. Chi manderesti in campo?

 

Questa è la domanda più difficile a cui rispondere. Per i giocatori non chiedermi di indicartene solo 12 perché porterei con me tutti quelli che ho allenato in trent’anni a cominciare da quello che ho sempre ritenuto il mio giocatore insostituibile che è il mio capitano Maurizio Grillone e menzionando lui intendo ricordare tutti ma proprio tutti quelli che ho avuto con me dal lontano 1981 fino al 2011. Per gli allenatori vedi ce ne sono tanti ma senza far torto a nessuno, e sempre fermandomi a Reggio, te ne indico due di cui uno è senza dubbio Gaetano Gebbia al quale, ed è l’unico, ho visto insegnare la pallacanestro, un grande insomma.

 

L’altro nome che faccio è quello compianto Santo Lo Giudice. Vedi non posso non nominare Santo Lo Giudice, perchè l’ho avuto nel mio primo anno da assistente allenatore di squadre senior e devo dirti che mi ha insegnato molto. Mi ha insegnato quelle cose poco teoriche e molto pratiche che nel basket c.d. minore ti servono molto e comunque anche lui nella sua carriera prima da giocatore e poi da allenatore qualcosa l’ha fatta.

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