Ricordate Davide Attanasio?

 

 

Due formazioni di Castrovillari in vetta nei rispettivi campionati. La Pollino di Coach Silella comanda la Serie D, in Promozione la Castrobasket è la formazione favorita sulle ali delle giocate di veterani come Gioia, De Septis, Grisola e Massarotti. Noi, invece, ci trasferiamo nella nebbiosa Milano. Lì gioca Davide Attanasio che, come tanti altri giovani di Castrovillari, è volato via per motivi di studio. Innanzitutto stai seguendo le realtà della tua città? Cosa ti manca di più del tuo basket in Calabria?

 

Sintomo di grande vitalità e di un’attività lavorativa dirigenziale sempre molto forte ed efficace, al punto da esser protagonisti anche in un basket sempre più flagellato dai costi esorbitanti e spese oggettivamente sostenibili da poche realtà. Le scelte sono state chiare. Rinunciare ad una serie C2 troppo costosa e dispendiosa anche da un punto di vista delle energie da impiegare. Scelta saggia e a mio avviso giusta. Non da giudicare come un passo indietro, ma come un realistico riconoscimento della realtà con la quale si è costretti a confrontarsi, puntando tutto sul duro lavoro, sul divertimento, chi sull’esperienza, chi sulla volontà dei giovani. Grazie a scelte dure e precise, sono felice che il basket castrovillarese rimanga protagonista e sono sicuro che sempre lo sarà. E’ una realtà che non nego che mi manchi. Mi mancano i compagni di squadra di sempre, divenuti amici di sempre o come non ricordare le trasferte estenuanti che per noi da Castrovillari erano effettivamente tali. Mi manca una realtà che, a scapito delle difficoltà, trasmette valori importanti e sempre tanta vitalità ed energia.

 

Vivi giocando a Milano. C’è così tanta differenza di livello cestistico? In che categoria giochi? Quando è iniziato il campionato?

 

A Milano ( trasferitomi li per studio ) ho avuto la fortuna di trovare un’altrettanta ottima realtà. Avevo necessità di continuare la pallacanestro e le mie ricerche si sono concluse con il tesseramento per la società Urania Tumminelli.

La squadra senior milita nel campionato nazionale DNB. Ha un settore giovanile fantastico e io ho la possibilità di giocarmi due campionati, quello giovanile under 19 ( che rimane il mio preferito ) e quello di promozione. I campionati sono iniziati rispettivamente il 21 e il 10 ottobre. Procedono con buoni risultati, considerando anche il livello abbastanza alto ed equilibrato delle varie squadre in competizione. Siamo terzi nel campionato di promozione e quarti in quello giovanile. La nostra ambizione sarebbe quella di vincere i campionati e ce la metteremo tutta. In particolar modo io spero di poter tornare a dare presto il mio apporto alla squadra visto che ora sono fuori causa infortunio. Che dire, l’esperienza di giocare in campionati regionali lombardi è fantastica. Nonostante ora abbia riversato tutte le mie forze sullo studio sono felicissimo di poter continuare il mio sport ad alti livelli e devo ammettere che questa nuova realtà che mi circonda me lo permette a pieno. Credo sia inutile parlare di differenze con il basket che facevo prima. Sono due mondi completamente opposti. Milano è una grandissima città, basti pensare che tutte le squadre del nostro campionato ( 10 nel nostro girone ) sono tutte di Milano. Le strutture a disposizione sono tante e ben attrezzate. Dal punto di vista tecnico la cosa da sottolineare è l’omogeneità delle varie squadre. Ovviamente ci sono roster che spiccano su altri ma, nonostante questo, ogni partita viene giocata fino all’ultimo. C’è poco timore reverenziale verso le altre squadre, forse perchè è una realtà tanto grande da cambiare ogni anno.

 

Ci hanno riferito che non hai un semplice Coach, non sarà Ettore Messina ma non è di certo l’ultimo arrivato in tema di pallacanestro, dico bene?

 

Il modo in cui ho scoperto chi fosse il mio Coach è stato fantastico. Avevo appuntamento per il mio primo allenamento in una palestra di Milano. Entro e vedo i ragazzi in attesa che finisse la sessione precedente. In mezzo a loro noto una faccia conosciuta che avevo ricondotto subito a lui, Flavio Tranquillo, ma inizialmente pensavo fosse lì come ospite della società per qualche dimostrazione. Mi vado a cambiare con interrogativo se potesse essere lui il mio nuovo allenatore. Entrato in campo inizia la fase pre-allenamento. Poi Flavio fischia. Tutti a centrocampo. E lì ho avuto la conferma che sarebbe stato davvero lui il mio coach: “Ciao a tutti io mi chiamo Flavio”, queste sono le prime parole che ha detto. Il tono era troppo simile al Flavio che conosciamo; da lì non ho avuto più dubbi.

 

Ma, realmente, “fa la telecronaca” o vi allena sul serio? Spazio per i fondamentali, lettura delle partite, porta l’I-Pad in panchina? Come funziona?

 

Essere allenati da Flavio (che ho scoperto abbia origini calabresi da quanto dice) è fantastico. Il primo mese e mezzo di allenamenti che ha preceduto l’esordio in campionato è stato necessario per conoscerlo un po’. E’ un uomo dalle mille risorse e dalle conoscenze infinite. Si è subito contraddistinto per il timbro di voce deciso e per le sue espressioni “particolari” che in allenamento non mancano, al punto che con i miei compagni ci guardiamo e sorridiamo chiedendoci cosa abbia detto. Il lavoro che fa influisce anche sul suo modo di allenare. Lo porta a parlare tanto, a volte forse troppo. Gli allenamenti sono curati nei minimi particolari, anche qui forse troppo; infatti è portato ad interrompere spesso quando anche una minuzia non lo convince. E durante le partite è uno splendore guardarlo. Ormai c’ho fatto l’abitudine, ma all’esordio, in piccoli momenti di rilassamento, non potevo non osservare le sue movenze in panchina o il fatto che sia non poco polemico con gli arbitri, ovviamente in maniera simpatica, tanto che gli stessi sono portati a sorridere o sorvolare su alcune proteste velate. Spesso è portato dalla verve agonistica a fare riferimenti cestistici del passato ( è un pozzo di conoscenza da questo punto di vista ) per caricarci o per descriverci una situazione difficile al fine di superarla. Dopo tre mesi di allenamento con lui mi ritengo molto cresciuto da un punto di vista tecnico sì, ma più che altro da un punto di vista umano. E’ quello l’aspetto su cui Flavio non può che influire non poco.

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