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RICORDATE I RIMBALZI A IOSA DI YAMEN SANDERS?

IL GLADIATORE DI DETROIT CHE CONQUISTÒ LO STRETTO,RICORDATE I RIMBALZI A IOSA DI YAMEN SANDERS?
 
Nato nella leggendaria “Motor City”, Detroit, nel lontano 1968, Yemen è il classico prodotto del basket americano che profuma di asfalto e sudore. Quando arrivò a Reggio Calabria, dopo aver calcato i parquet di Spagna (Joventut Badalona), Turchia (Fenerbahce) e aver già assaporato la Serie A italiana con le maglie di Napoli e Imola, qualcuno pensava fosse un giocatore al tramonto.
 
Si sbagliavano di grosso.
 
In riva allo Stretto, Sanders trovò la sua seconda giovinezza. O meglio, trovò il Maestro Tonino Zorzi. Fu lui, con la sua sapienza tattica e il suo occhio clinico, a forgiare il “diamante grezzo” che Yemen nascondeva dentro di sé. La storia ricorda che Zorzi non cercò mai di cambiare il suo istinto, ma lo affinò, insegnandogli i segreti del posizionamento e l’arte della lettura del gioco.
 
E fu subito magia.
 
Yemen Sanders divenne una scoperta alla Dennis Rodman nel pitturato. Non per le eccentricità fuori dal campo, ma per quella capacità innata di essere ovunque e in nessun posto: un’energia inesauribile, un’anticipazione felina, e una fame di rimbalzi che rasentava l’ossessione. I rimbalzi? A iosa. Offensivi, difensivi, su entrambi i lati del campo, sembrava ipnotizzare il pallone. Saltava più in alto di chiunque altro, nonostante l’età, e iniziava le seconde opportunità come un indemoniato.

 

 
Mese dopo mese, il suo gioco si trasformò. Se all’inizio era solo atletismo e forza bruta, con il passare delle settimane la tecnica si affinò. I movimenti sotto canestro divennero più puliti, il tiro da media distanza più fluido. La sua crescita fu esponenziale, un’impennata verticale che lasciò tutti a bocca aperta. Quella che sembrava una scommessa, si rivelò un investimento d’oro.
 
In coppia con Lance Miller, formò una delle coppie straniere più devastanti mai viste a Reggio. Miller era la lucidità da bomber. Sanders era l’impeto, la spazzola, il martello. Insieme regalarono emozioni pure, giocate che facevano urlare il PalaPentimele, canestri che restano impressi nella retina come fotografie.
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