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TANTI AUGURI, BRIAN OLIVER: DA GEORGIA TECH A BAGNARA,DALLA VIOLA ALL’NBA

 
 
C’è un coro che ancora oggi, se chiudi gli occhi, riesci a sentire riecheggiare sotto il PalaCalafiore.
“O-O-O-Oliver”.
Semplice. Potente. Universale.
 
Brian Oliver non era solo un giocatore. Era un’esperienza cestistica. Un’elettricità che partiva dal parquet e investiva le tribune e le curve.
Prima dell’Italia, c’era Georgia Tech. Lì, Brian era un terzo di un trio leggendario: “The Lethal Weapon Three”. Con Kenny Anderson e Dennis Scott, Oliver faceva volare un college basket che profumava già di NBA.
 
 
E la NBA lo chiamò: 32ª scelta al Draft 1990. Ci ha messo piede, sì, ma il mondo dove sarebbe diventato grande era un altro. Era l’Europa. Era l’Italia.
 
Numeri? Ecco i numeri che ti scolpiscono una leggenda. Nel 1996/97, con la Viola Reggio Calabria, Oliver segna 28.7 punti di media. Capocannoniere del campionato. Sposato con una donna di Bagnara Calabra, che rende magia i suoi ritorni in Italia per cerimonie, battesimi e cresime. Quel legame con la Calabria non è mai stato una tournée, ma una storia vera. Tanto che, quando ha smesso di giocare a certi livelli, è tornato. E nel 2016? È sceso in campo in Promozione, perché l’arbitro Nino Castorina, con un sorriso e tanto buon senso, ha capito che certe emozioni vanno concesse, anche se non sono più in programma, tutto questo prima della costruzione del palloncino di Bagnara che meriterebbe il suo nome.
 
Perché i miti non invecchiano. Diventano storia.
 
 
 
 
 

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