Tanto tuonò che piovve

Tanto tuonò che piovve.

La scellerata annata agonistica della Viola, in mezzo a sei sconfitte su otto gare, costa la panchina al Coach Giovanni Benedetto.

Una scelta molto coraggiosa da parte della società per provare a dare una scossa ad un gruppo che non sa più vincere: il Coach è una figura basilare all’interno del progetto di rilancio della Viola.

Un contratto di tre anni (scadenza 2018) ancora in essere che si affiancherà a quello del nuovo allenatore.

Coach Benedetto paga le colpe relative ad un gruppo incapace di reagire nei momenti cruciali delle gare: troppo scarico, poco reattivo e cattivo, debole al rimbalzo nonostante i centimetri, lento, e poco forte in difesa, mai diventato un gruppo con la G maiuscola fino al momento.

Il quesito particolare è il seguente: che senso ha avuto ingaggiare Tony Dobbins se dopo una partita (era al rientro anche Freeman con Ghersetti rimasto out così come Spinelli), nella ormai famosa sconfitta con Roma, è stata cambiata la guida tecnica?

Davvero si poteva pensare che un giocatore soltanto potesse cambiare l’economia generale di un team con gravi complessi attitudinali?

Coach Benedetto si rialzerà quanto prima da professionista serio quale è: paga probabilmente non aver avuto nel roster un uomo di fiducia come poteva essere stato Massimo Rezzano nella passata stagione. Finisce la sua avventura in nero-arancio dopo un anno positivo terminato ad un passo dalla qualificazione alle Finali di Coppa Italia ed al PlayOff.

Per il resto, Giovanni Benedetto, è, e sempre sarà, un patrimonio del basket reggino e calabrese (anche a Catanzaro lo ricordano molto bene); vi basti ascoltare le parole di un mostro sacro del basket internazionale come Sasha Volkov.

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