UN ANNO SENZA IL MITO KIM HUGHES
Un anno senza il Gigante che ha scritto la storia,:Kim Hughes vive per sempre nel cuore nero-arancio.
Esattamente un anno fa,se ne andava Kim Hughes, ma la sua luce, quella del numero 8, continua a brillare indelebile sulle rive dello Stretto.
Chi l’ha visto giocare, chi l’ha conosciuto, sa che certe persone non se ne vanno davvero. Restano. Restano nei ricordi, nei canestri silenziosi dei campetti, nelle storie che i vecchi tifosi raccontano ai nipoti.
Perché Kim non era semplicemente un giocatore. Era il giocatore.
La sua storia aveva già il sapore della leggenda: Sei stagioni nella lega più bella del pianeta, un titolo ABA vinto al fianco di Sua Maestà Julius il mitico Doctor J. Poi l’approdo in Europa, il tricolore con Roma, e l’inizio di un amore che sarebbe durato per sempre. Ma è stata Reggio a conquistarlo davvero. E lui ha conquistato Reggio.
Scelse una città che non conosceva ma che, chissà, forse già sentiva sua. E fu amore a prima vista. In cinque stagioni con la canotta nero-arancio.
Perché Kim non era solo il campione che incantava il Botteghelle, ogig Palabenvenuti in onore del suo Coach. Era il cittadino reggino adottivo, l’americano che aveva imparato ad amare l’odore del mare di Via Marina, le passeggiate tra i Bronzi di Riace, spesso in compagnia del suo fedele compagno di viaggio C.J. Kupec, e il profilo del Castello Aragonese che si stagliava sullo Stretto. Reggio era la sua America, come amava ripetere. Qui aveva trovato casa, amici, una famiglia. Qui aveva donato tutto se stesso, in campo e fuori.
Dopo la carriera da giocatore, Kim non aveva smesso di amare il basket. Era diventato allenatore, guidando in NBA i Clippers di Paul e Griffin e non solo. Ma il richiamo della sua terra, della sua Reggio, era stato più forte. Era tornato, per contribuire ancora allo sviluppo del basket che lo aveva reso immortale, prima di fare ritorno in patria, negli Usa. Poi, un anno fa, il volo verso quel cielo che oggi accoglie i più grandi.


