Story

Un giorno a Reggio Calabria c’era un volto che tutti riconoscevano: quello di Nino Aurora.

Per chi segue la Viola, per chi vive il mondo nero-arancio, non è possibile raccontare la storia senza inciampare nel suo nome. Nino non era un semplice tifoso. Era un monumento vivente, un punto fermo , una presenza che dava corpo e anima a quella fede.
 
Lo vedevi ovunque: nelle trasferte impossibili, sotto la pioggia, nei momenti di esaltazione e in quelli di silenzio. La sua voce si confondeva con il boato dei tifosi. Ma il suo sguardo… il suo sguardo diceva tutto. Era lo sguardo di chi ha visto alzare al cielo trofei e pianto sconfitte, senza mai abbassare la testa.
 
 
Un’immagine, tra tutte, è scolpita nel cuore di chi l’ha conosciuto. Quella foto che profuma di leggenda: Nino Aurora, accanto a Manu Ginobili e al compianto Raffaele Babuscia. Era il giorno del ritorno in maglia Virtus Bologna dell’asso argentino dei San Antonio Spurs. Le mani dei campioni che stringono quelle di chi non ha mai smesso di crederci.
 
Oggi, quel cammino è più silenzioso. Ma se chiudi gli occhi, nelle sere di partita, quando il Palacalafiore trema e il nero-arancio esplode, puoi quasi sentirlo.
 
 
Grazie, Nino. Per ogni passo che hai fatto con noi. Il tuo cammino non finisce mai
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