Viola Revival: che emozione vedere il Presidente Scambia

 

 

Una serata emozionante nel segno dei ricordi. Il lunedì della “Befana” ha mandato in archivio l’ennesima tappa del ricordo in nero-arancio ed ha ripresentato agli appassionati presenti una figura cardine della crescita esponenziale del mito Viola, l’ingegnere Gianni Scambia, presidente della grandiosa Panasonic di Volkov e Garrett. Durante la serata, magistralmente orchestrata da Giusva Branca, si sono percorse le tappe della crescita dei reggini: nel primo incontro, tenuto sempre al Pepy’s Taverna, avevamo ascoltato con grande attenzione i racconti dei “pionieri”(erano presenti atleti del calibro di Melara, Melito, Putortì, Saccà, Gira, Rossi, Tuccio ecc), lunedì spazio ad una Viola che si avvicina al basket dei piani altissimi. I racconti partono dalla B, arrivano alla A2 e volano addirittura in A1 grazie alla promozione ed all’arrivo dello sponsor Opel. La storia è nota a tutti: gli aneddoti no. Il Dirigente Mario Monastero, Coach Gebbia, il Dottor Gianni Calafiore, Mario Porto, Pasquale Favano “tirano fuori” un argomento dopo l’altro. La storia dei reggini è come un puzzle da miliardi di pezzi: ogni presente aggiunge qualcosa di personale. Il tifoso Tiberio La Camera ricorda dell’arrivo della Simac Milano a Reggio: “Ricordo che non tutta la squadra entrava per fare qualche tiro durante il tempo posizionato prima del riscaldamento. Per Milano uscì Mike D’Antoni, attuale allenatore dei Los Angeles Lakers di Kobe Bryant: realizzò trentotto tentativi di tiro, al trentanovesimo tiro sbagliato la folla del Botteghelle esplose in un boato di scherno nei confronti del giocatore”. Era una Viola in crescita capace di vincere a Treviso contro la Benetton. “All’epoca Benetton era solamente lo sponsor della società, divenne proprietaria da lì a poco, ricorda l’Ingegnere Scambia. La differenza tra noi e loro era proprio questa. Lo sponsor arriva se tu vinci, se fai bene e crei coinvolgimento, noi avevamo l’obbligo di far bene passo dopo passo per non smettere di sognare”. In regia per i verdi veneti c’era Phil Melillo, ex allenatore di Roseto: la Viola aveva un gruppo meraviglioso. Le immagini trasmesse durante la serata con la splendida telecronaca di Alfredo Pedullà mettono i brividi ai presenti. Coach Benvenuti non c’è per un problema ed al suo posto, da capo allenatore, vola uno “sbarbatello” Gaetano Gebbia accompagnato dal Dirigente Messineo. Era un team magnifico con giocatori splendidi. Uno di questi era Mark Campanaro: la nostra intervista (vai all’intervista), a distanza di due anni, fa ancora emozionare (il ritorno di Mark a Reggio). Il Dottore Calafiore racconta qualche “marachella” dell’italo-americano di Corleone:”Ero incaricato di andarlo a svegliare ogni martedì mattina. Un giorno Mark aveva una tosse molto forte e diedi dei farmaci per farlo guarire in fretta. Nella stanza accanto all’ingresso c’era una donna bellissima che aveva gli stessi sintomi del nostro giocatore. Chiesi a Mark se voleva una visita anche per lei: lui, gelosamente, disse che avrebbe preso quello che andava a prendere lui e mi salutò”. E’ stata realmente una gioia rivedere l’Ingegnere Scambia. Malinconico nei ricordi ma allo stesso tempo pronto e voglioso di far valere la sua voce. Dalla costruzione del CentroViola, simbolo della crescita esponenziale del settore giovanile, passando per gli ingaggi dei top player dell’epoca, dalla naturalizzazione di Campanaro alle immense soddisfazioni di una Viola a cinque stelle. “Uno dei top player ingaggiato dalla Viola fu Reggie King, arrivava dalla Nba ma aveva avuto un brutto infortunio che ne aveva fatto perdere completamente la forma fisica”. L’intervento di Pasquale Favano è chiarificante:”Non avevamo pantaloncini per lui, faceva fatica a giocare anche per questo. La taglia più grande che avevamo era la cinque volte XL e non gli entrava.” C’è chi, come il Direttore di Reggio a Canestro Mario Vetere, ritorna bambino per un attimo e porta con se parte dei suoi cimeli: “La canotta di Matteo Lanza con il numero otto della Panasonic, uno stendardo sempre di quegli anni con la scritta “regalateci un sogno” con gli autografi dei protagonisti”. E’ tutto bellissimo. Vengono tirate fuori sciarpe della curva dei Fedelissimi, stendardi marchiati Pfizer, altri Panasonic, sembra un sogno. Il sogno di chi, invece di andare al Lido Comunale e non potendo andare in via Marina (non c’era), preferiva recarsi a vedere lo stato dei lavori del PalaBotteghelle, gioiello costruito in un amen grazie all’opera strategica del Giudice Viola. “Trasferimmo temporaneamente il titolo sportivo a Catanzaro, visto che era stato costruito recentemente il PalaCorvo, palazzetto di 3.500 posti”. “Grazie all’intervento del Prefetto di Reggio, amico del Prefetto di Roma, riuscimmo nell’impresa di far bloccare il Grande Raccordo Anulare per un paio d’ore per permettere il trasporto di tutti i pezzi del nostro Palasport”. Mario Porto era entusiasta nel sentire queste parole: “Ricordo il mio compagno di squadra Grasselli che qualche mese prima aveva affermato che vicino casa sua (abitava a Botteghelle) c’era un largo enorme, si sarebbe potuto costruire un palasport”. Era terra da coltivazione (fave per lo più) ed in un amen, in meno di 60 giorni (c’è chi dice 58, chi 59 chi anche meno), venne realizzato il palazzetto per permettere alla Viola Basket di ritornare a Reggio (a Catanzaro i nero-arancio non andarono mai). Dalla Lega Basket arrivò il Responsabile per il controllo finale in questo “fantomatico” palasport di Reggio: “Il Responsabile era convinto che la nostra soluzione da presentare -ricorda l’Ingegnere Scambia – fosse stata una soluzione tampone, come la copertura del campo centrale del Circolo del Tennis Rocco Polimeni. Si sbagliava”. “Una volta entrato al Palazzetto, salì sulla curva si mise seduto e non poteva credere ai suoi occhi, la Viola aveva un Palasport da Serie A”. Alla serata era presente anche la Viola di oggi, capeggiata dal Vice Presidente José Campisi, i dirigenti Zumbo e Ripepi ed il Coach Ponticiello accompagnato dal vice Motta. Aneddoti di storia infinita e vincente che possono servire ed esaltare l’individuo nella vita di tutti i giorni ricordando sempre il motto che: “Nulla è impossibile”.

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