Viola-Segafredo: La Notte dei Bomber
La voce di Alfredo Pedullà risuona, calda e vibrante, dal fondo di un magnetofono d’epoca, come un sussurro che attraversa il tempo.
“Amici, preparate i cuori e le cifre. Stasera vi porto laddove il basket diventa leggenda, dove i numeri si fanno fuoco e il tabellone sembra aver dimenticato come smettere di sommare. Siamo in riva allo Stretto, dove il vento sa di mare e di sfida. La data è scolpita nella pietra: 14 dicembre 1986.”
Il palasport è un calderone. L’odore del legno della parquet, del sudore e del popcorn si mescola all’elettricità di una serata già speciale. Non è solo una partita di A2. È uno scontro di pianeti, di orbite destinate a incrociarsi in un’esplosione di luce.
Da una parte, la Standa Reggio Calabria, la “grande Viola” del presidente Viola. Una squadra di carattere, di passione urlata, forse non la più titolata, ma una di quelle che si scolpono nella memoria per la forza con cui vivono ogni istante. Dall’altra, la Segafredo Gorizia, compatta, orgogliosa, con una freccia nella faretra.
Sotto il canestro della Viola, un gigante dai modi gentili e dagli arti lunghissimi: Joe “Jellybean” Bryant. Il suo nome già riecheggia di futuro, di un’eredità che un giorno si chiamerà Kobe. Ma quella notte, Joe non è il padre di nessuno. È un uomo solo contro il cielo, un artista che vede il campo come la sua tela. Ha già il passo lento da veterano, ma le mani sono ancora magia pura. Un tiro da tre che, per quell’epoca, è un esperimento audace, un one-man show di fadeaway e penetrazioni da manuale.
Davanti a lui, una furia in maglia azzurra di Segafredo: Alberto Ardessi. Guardia italiana, sangue freddo ghiacciato, un release quick come uno sparo. Il suo arco è perfetto, meccanico. Non spreca un movimento, un gesto. È l’antitesi dello spettacolo di Bryant: efficace, letale, silenzioso. Ogni suo possesso è una promessa di punti.
Alla sirena finale, il respiro è colossale: 138 a 128. Il tabellone sembra aver avuto un cortocircuito. I giocatori si guardano, esausti, quasi increduli. Si stringono la mano, un rispetto muto e profondo. Hanno appena scritto una pagina di pura follia.


