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TONINO ZORZI: IL MITO CHE REGGIO NON DIMENTICA

C’è un nome che, nel basket italiano, suona come una leggenda. Un nome che evoca canestri impossibili, panchine indimenticabili, sogni coltivati e realtà superate. Quel nome è Tonino Zorzi. E a Reggio Calabria, quel nome è ancora oggi pronunciato con un misto di gratitudine, ammirazione e nostalgia, anche oggi, a tre anni dalla sua dipartita.
 
Capocannoniere ai tempi del Varese, con una media realizzativa che faceva tremare le difese di mezza Italia. Ma era molto di più. Era l’uomo che, una volta appesa le scarpe al chiodo, ha riscritto le regole della panchina. Unico, inimitabile, capace di trasformare un gruppo di giocatori in una famiglia, una squadra in un esercito, una piazza in un popolo.
 
E poi c’è la Viola Reggio Calabria. Quella storia d’amore che non si è mai spenta. Zorzi sulla panchina della Viola non era solo un allenatore: era un condottiero, un uomo che sapeva leggere il gioco come pochi a suon di passing game. Nel 1989 centrò una delle cinque promozioni dalla A2 alla A1 della sua carriera – tre con la Reyer Venezia Mestre, una con Pavia e quella, indimenticabile, con la maglia neroarancio. Ma a Reggio non si ricorda solo la promozione. Si ricordano le serate infuocate, i palazzetti gremiti, il coro che faceva tremare le pareti: “Tonino, portaci in Europa!”. Un sogno, un desiderio, una preghiera laica rivolta a quell’uomo che sembrava poter trasformare ogni desiderio in realtà.
 
E lui, Tonino, a Reggio è tornato innumerevoli volte. Ogni volta era come un ritorno a casa. Perché Reggio lo aveva adottato, e lui aveva ricambiato con tutto il suo cuore, con tutta la sua esperienza, con tutta la sua capacità di vedere oltre. Non era solo un allenatore, era un formatore di talenti. Bastava guardare i giovani che crescevano sotto la sua guida: imparavano il basket, certo, ma imparavano anche la vita, la disciplina, il rispetto, la fame di vittoria. E chi ha avuto la fortuna di incrociare il suo percorso lo sa bene. Come Benjamin Eze, che molti ricordano come uno dei progetti più affascinanti di Zorzi formatore. Un ragazzo con un potenziale immenso, che sotto la sua ala protettrice ha imparato a diventare uomo e giocatore. E non è stato l’unico: la lista dei giovani cresciuti con il suo metodo è lunga, fatta di nomi che hanno fatto la storia del basket italiano.
 
È stato tra i primi a introdurre la figura del Senior Coach, un ruolo che, oggi parrebbe scontato, ma, con i colori della Scandone andava oltre la semplice tattica, per abbracciare la gestione del gruppo, la psicologia, la leadership. Un anticipatore, come sempre. Un uomo che guardava avanti quando gli altri guardavano ancora indietro.

 

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