Coach Righini tuona:Incredulità ed indignazione per l’articolo del Patti

 

L’Indomita non è come il Patti, squadra, per come anche confermato dal suo coach, costruita per vincere il campionato, ma è soltanto una delle tante altre formazioni che si affrontano in questo campionato, fatta quasi esclusivamente da giovanissime ragazze locali ( nel roster stabilmente una ’92, tre ’93 ed una ’94) con l’obiettivo di far crescere in queste giovani la passione per il basket. Quest’anno, per la prima volta, ed a causa della perdita di ben quattro pedine della formazione, la Società ha ingaggiato due ottime ragazze, e brave giocatrici, di provenienza argentina, con l’unico scopo di non far perdere competitività al team che, nelle passate edizioni ha sempre conquistato le poule promozione.

Questa squadra cerca sempre e solo di giocare a pallacanestro, alla stessa maniera sia in casa che lontano dalle mura amiche e l’imbattibilità mantenuta fino a domenica del Palagreco è stato solo frutto del bel gioco espresso dall’Indomita. D’altra parta a Catanzaro le formazioni ospiti sono accolte con cortesia ed amicizia ed il pubblico, per fortuna sempre più numeroso, è costituito da famiglie, bambini, ragazzine del minibasket che mai hanno creato disagi o condizionamenti sulle sorti degli incontri, e di tanto possono fornire ampia prova i giornalisti presenti, compresi quelli della testata Reggioacanestro.

Oltre che falso è odioso ed infamante che si attribuisca alle mie giocatrici il far ricorso ad un gioco duro e falloso ed addirittura ipotizzare nella giovanissima Siciliano un “killer” che scientificamente placca, peraltro nell’area del Patti, la più esperta avversaria per provocarne la reazione….. non solo chi conosce Nicky sa che è una persona gentile ed educata, ma mi sembra paradossale che una ragazzina di appena 17 anni possa avere la furbizia e la cattiveria mentre la più titolata ed esperta avversaria abbia da parte sua tutta l’inesperienza e l’ingenuità di “cadere nella trappola”.  Personalmente mi vergognerei se dovessi progettare o solo augurarmi di vincere una partita facendo colpire deliberatamente una giocatrice avversaria… chi mi conosce sa che le mie squadre hanno sempre e solo giocato a basket anche quando c’erano in palio traguardi ben più importanti che una partita di regular season, ed a Patti e dintorni ho autorevoli amici ed antichi avversari come  Gianni Perdichizzi o Pippo Sidoti che possono testimoniarlo.

La verità è che la Kramer ha dato un calcione alla Siciliano che ha avuto solo il torto, lei si ingenua, di reagire. Io mi sono arrabbiato con la mia giocatrice, altro che esultanza della panchina!!! Da un punto di vista tecnico, peraltro, sulle sorti dell’incontro l’assenza di Kramer non ha pesato più di tanto. Lei 10 punti e qualche rimbalzo in 24 minuti, la Russo, un lusso nella categoria aver un cambio così, 6 punti e tanta sostanza nei restanti 16 minuti. Invece di parlare “di caccia all’uomo”, sarebbe stato più utile per la panchina e le esperte giocatrici pattesi tentare di rendere inefficaci gli adeguamenti tattici che ci hanno permesso di rimontare quasi tutto lo svantaggio accumulato nelle prime due frazioni, ma, ovviamente, non toccava a me certo suggerirglielo o spiegarglielo.

Non amo parlare degli arbitri, specie quando perdo e così avevo fatto anche domenica pur non avendo condiviso il metro applicato, ma sarei curioso di conoscere il loro punto di vista su quanto hanno scritto a Patti definendo la loro direzione “al limite della decenza”. Questo è il ringraziamento al loro costante permissivismo nei confronti della squadra ospite. Mi sono spesso lamentato durante l’incontro per il trattamento ben oltre il regolamento cui sono state sottoposte alcune nostre giocatrici, Daniela Dublo e Ginevra Coluccio in particolare, fin dall’inizio della  partita. I due fischietti non hanno fatto una piega ed oggi ci ritroviamo con Dublo ferma fin da lunedì  per i dolori causati dai tanti colpi proibiti incassati, con il dubbio che possa giocare domenica. E che dire della gomitata rifilata da Russo, che continuo peraltro a ritenere una giocatrice leale e corretta, in faccia a Galati per liberarsi e segnare un canestro divenuto poi fondamentale ai fini della vittoria finale? Anche qui nessun fischio in nostro favore ma canestro valido e via così… e dire che il gesto è stato tanto violento che Antonella Galati è rimasta dolorante a terra per un bel pò e la giocatrice siciliana ha avuto bisogno di qualche punto di sutura al gomito. Magari anche qui le ragazze dell’Indomita avevano preordinato di sacrificare un dente della loro compagna per costringere ad una reazione inconsulta l’avversaria di turno.

La mia convinzione è che, mentre quando si gioca in Sicilia, si trovano arbitraggi da buoni vicini di casa nei confronti delle squadre locali (vedi anche il commento dell’Olympia alla gara persa a Capo d’Orlando per una manciata di punti), i fischietti calabresi hanno una forma di sudditanza nei confronti delle formazioni forestiere consentendo loro non solo di giocare in modo a volte scorretto e violento, ma permettendo anche plateali proteste e sceneggiate, mai sanzionate con falli tecnici. Intendiamoci non mi aspetto favoritismi ma vorrei che le mie giocatrici e la mia panchina venissero tutelate almeno quanto quelle avversarie.

Leggendo l’articolo di Patti mi viene anche un sentimento di tristezza nel riscoprire che c’è ancora gente che tende a descrivere una partita di basket come una battaglia, con nemici più che avversari. Questo genera rancori ed antipatie e non fa certo bene allo sport che, al di là del normale agonismo speso in campo, dovrebbe creare rapporti positivi ed amichevoli tra tutti. E questo ultimo aspetto dello sport che ci piace di più e di cui, prescindendo dai risultato sportivi, io e l’Indomita andiamo orgogliosi.  

Nando Righini

Coach Indomita Catanzaro

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