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Due destini che si uniscono: Andrea Ripepi riparte sotto l’ala di Marco Spangaro

Andrea Ripepi ha una buona notizia e una cattiva.

Quella cattiva è che non potrà giocare, da campione in carica per la Reghion, complici le restrizioni del regolamento CSI. Quella buona è che ha firmato ed esordito per il Torre Basket Pordenone. Il suo coach? L’infinita gloria neroarancio Marco Spangaro, leggenda della Viola Panasonic, Pfizer e non solo..

 

Il cestista cresciuto in casa Lumaka — DNA cento per cento reggino, classe 2000, cresciuto nelle giovanili degli Snails — si è sentito subito a casa. E ha “spangareggiato” con una prestazione da urlo: 85 a 78 nella vittoria contro Polisigma, gara vinta dopo due overtime. Per lui 32 minuti e 14 punti.

“Due destini, che si uniscono”

Prendere in prestito Tiromancino per raccontare questa storia non è un azzardo. È quasi necessario:

“Perché siamo due destini, che si uniscono in un momento, e si confondono nel profondo. Superando quegli ostacoli, se la vita ci confonde, solo per provare a stare meglio, per tornare a guardare fuori, per non sentirsi soli.”

Marco Spangaro, guardia di 195 centimetri con un passato in Serie A, ha indossato la maglia della Viola Reggio Calabria per quattro stagioni — il club in cui ha militato più a lungo in carriera. Dopo il ritiro si è radicato a Pordenone, dove dal 2013 allena il Torre Basket.Andrea Ripepi, dal canto suo, è il sangue più puro del basket reggino. Cresciuto nel vivaio Lumaka, protagonista con la Dierre in Serie C, descritto dalla società come “un ragazzo che si è sempre messo a disposizione, legando il proprio destino a quello del club”. Ora, questi due uomini legati a doppio filo a Reggio Calabria si ritrovano dall’altra parte dell’Italia, a Pordenone.

Ripepi ha capito.

Due overtime, 32 minuti in campo, 14 punti: non è il biglietto da visita di un giocatore in fase di adattamento. È la risposta di chi ha scelto di crederci subito. Nel sistema di Spangaro non servono divismi: serve chi sa esserci al momento giusto. E l’esordio di Ripepi ha mostrato esattamente questo — discreto ma efficace, mai sopra le righe ma mai invisibile.

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