La Viola di oggi ricorda Massimo Mazzetto

 

 

 

Era una bella serata di metà giugno del 1986, quel giorno si sarebbero disputati gli ottavi del campionato del mondo di calcio, che si teneva in Messico, tra Italia e Francia.

 

Massimo era un ragazzo Veneto, arrivato a Reggio con un grande futuro davanti facendo vedere, già alla sua giovane età, numeri da playmaker consumato.

 

Allora la foresteria era sita in via reggio campi dove Massimo risiedeva insieme ad altri ragazzi di quella Viola che faceva sognare Reggio, era da poco uscito di casa per andare a sbrigare una commissione, andava di fretta Massimo, sarebbe dovuto rientrare entro 10 minuti per ascoltare l’inno del nostro paese e non perdersi neanche un minuto di quel match, ma putroppo il destino lo aspettava, fu una caduta dal muretto che collega via possidonea a via reggio campi a interrompere la corsa di Massimo che il giorno dopo, dopo i vani sforzi del personale dei “riuniti”, avrebbe lasciato Reggio per ricominciare a correre nei campi dei cieli.

 

Oggi la viola con i dirigenti di ieri e di oggi, la città, i tifosi, lo ricordano ancora – un palazzetto gli è stato intitolato al “Centro Viola” (il “Palamazzetto”) e una lapide commemorativa nei pressi del “Palabenvenuti” – lo ricordo io, che ero da poco adolescente, come un idolo, con quei suoi occhi dolci e onesti da ragazzo che aveva davanti a sè una vita, lo ricordo con quel palleggio fiero a dare indicazioni ai compagni come solo i leader nati sanno fare, lo ricorda ancora la marea di gente accorsa il giorno dei suoi funerali al tempio di San Giorgio, per donargli l’ultimo saluto.

 

La viola non ha dimenticato Massimo Mazzetto, oggi dopo 27 anni un ricordo era dovuto a te e ai tuoi cari e ti ricordiamo tutti con molta emozione.

 

Ciao Massimo.

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