CSI

“Quattro scudetti, una dinastia e un appello per Reggio”: Gioacchino Granata si racconta dopo l’ennesima impresa

L’uomo simbolo della Reghion Reggio Calabria, fresco vincitore del quarto titolo nazionale CSI, ripercorre la stagione, la rivalità con gli avversari e lancia un messaggio alla città: “Meritiamo di giocare le finali in casa”.

REGGIO CALABRIA – C’è euforia, ma anche la lucidità di chi ha i capelli bianchi e sa leggere lo sport con l’esperienza di chi lo vive da una vita. Gioacchino Granata, quattro volte campione d’Italia CSI con la Reghion Reggio Calabria, è l’uomo simbolo di una squadra che ha appena scritto un’altra pagina indelebile della sua storia. In una lunga intervista, Granata ha raccontato le emozioni di un trionfo che sa di impresa, ma anche le ombre di una finale che ha lasciato qualche amaro in bocca per i fatti in campo, ma non la gioia di un’ennesima vittoria.

Il quarto scudetto arriva al termine di una stagione definita “incredibile” e “un po’ più costruita” rispetto al passato. Granata non nasconde l’emozione per un gruppo che, nonostante le difficoltà e l’unica sconfitta stagionale, è riuscito a rialzarsi e a vincere. “Quest’anno è stato bello come quello dell’anno prima, come quello degli anni passati – racconta – ma è stata un’esperienza incredibile, vissuta anche nella veste di assistente allenatore del nostro coach, Saccà.

Il riferimento è a un gruppo storico, quello dei fasti dell’Aleandre,che ha saputo rinnovarsi. “I primi due anni eravamo forse veramente forti – spiega – ma sono stati belli perché ci divertivamo. Erano ricordi legati al gruppo di ragazzi cresciuti insieme, che avevano da poco smesso di giocare. Una prosecuzione meravigliosa dell’amore che abbiamo per il basket”.

Se il titolo appena vinto ha un sapore speciale, Granata non ha dubbi nel definire l’impresa sportiva dello scorso anno “realmente incredibile”. Un’annata segnata da un roster rimaneggiato all’ultimo minuto, con giocatori che arrivavano all’improvviso. “Penso che l’anno scorso sia stato veramente un’impresa sportiva incredibile”, sottolinea.

Tuttavia, la finale di quest’anno è stata macchiata da episodi che Granata non digerisce. “Purtroppo è una storia abbastanza triste e mi sorprende che un ente come il CSI non abbia preso provvedimenti seri”, attacca l’uomo simbolo della Reghion. “Lo dico con sincerità: se l’avessimo fatto noi, ci sarebbero stati interrogazioni parlamentari, il TG5, Repubblica, Ranucci avrebbe fatto un’indagine. Invece noi siamo stati per l’ennesima volta impeccabili”.

. “Noi siamo rimasti tutti dentro, abbiamo mantenuto la calma. Non è facile con 40-50 persone che tifano e si fanno prendere dall’entusiasmo. È brutto perché lo spirito del CSI, ma dello sport in generale, deve essere quello della competizione onesta, anche dura, ma che non può trascendere”.

Alla domanda se questo secondo scudetto consecutivo possa dare vita a una dinastia, Granata risponde con saggezza: “Forse lo siamo già se ci pensi. Ma devono essere le nostre nuove generazioni, i giovani del gruppo, i Kevin Pandolfi, i Matteo Stracuzzi e i Lollo Nucera, a prendere in mano la situazione. Noi vecchietti dobbiamo poterci venire a divertire, fare qualche allenamento, perché per noi diventa pesante tra famiglie e impegni”.

E proprio a nome di questa realtà, lancia un appello accorato: “Faccio un appello perché si possano disputare le finali qui a Reggio. Sarebbe un’esperienza bellissima che ci meritiamo un po’ tutti. Abbiamo portato il nome di Reggio in giro per l’Italia. Adesso sarebbe bello ricevere in cambio la possibilità di giocare in casa e far vedere la meravigliosa città che abbiamo un po’ a tutti”.

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