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Total Kaos, Rokko Romeo: “Secondo scudetto non scontato. Recalcati? Un re del basket, non un personaggio”

A distanza di un anno, la storia si ripete. I Total Kaos sono ancora campioni d’Italia grazie alla Reghion. E a raccontare l’emozione di un traguardo che nessuno, all’inizio, dava per scontato, è Rokko Romeo, storico tifoso del mondo neroarancio e anima del progetto reggino.

“Ci ritroviamo a distanza di un anno nella stessa identica posizione dello speciale dell’anno scorso ed è arrivato un secondo scudetto. Secondo me non scontato”.

Un percorso, quello di quest’anno, vissuto con la stessa trepidazione della prima volta. “Eravamo partiti sicuri di non arrivare a una finale. Eravamo più concentrati su come era la fase a gironi, sulla classifica generale. Dovevamo stare attenti a una classifica fatta dal CSI, quindi stavamo con la così quando abbiamo perso la prima partita con Roma Nord. Eravamo già lì che pensavamo ‘ok, domenica ci giriamo i pollici perché non sappiamo che fare’. Poi, soprattutto ad Asti, abbiamo vinto la seconda, la terza e fino in fondo. Fino in fondo”.

Rokko racconta anche i dettagli logistici della trasferta piemontese, tra ricordi e aneddoti. “Dove ho dormito questa volta? Eravamo quasi a un’ora e mezza da Asti, pressoché dove c’è la Santero, la fabbrica dello spumante. Molto lontano, però ti devo dire che siamo stati davvero bene. Come ti dicevo l’anno scorso, Total Kaos è una famiglia: tutti in una casa, rispettosi, chi lavava i piatti, chi sistemava, chi faceva. Poi abbiamo fatto una grigliata di carne. Divertimento assoluto”.

 

E poi il gemellaggio rinnovato con la Fossa dei Leoni di Bologna, in una serata speciale che ha unito sport e memoria.

Il pensiero di Rokko corre subito a Recalcati, il coach che ha scritto pagine indelebili della pallacanestro reggina e italiana. “Non so se per chi l’ha conosciuto… io ero piccolo nel ’95, quindi è un mito. Non voglio dire un personaggio, ma una persona come lui a Reggio Calabria, ce l’abbiamo avuto noi. E’ una persona vera con tutti i crismi”.

“Sai qual è la cosa bella di Carlo Recalcati? Che in un mondo molto spesso artefatto, fatto di maschere, di personaggi, di capelli strani e di pagine social, lui ha dimostrato con umiltà, schiettezza e saper allenare a pallacanestro che è diventato poi il numero uno degli allenatori italiani. Noi qui, se ci possiamo vantare di avere avuto Kobe e Manu, mettendo Recalcati accanto a loro sicuramente non sfiguriamo, anzi, lo rendiamo meglio. Un king. Sì, in questo caso è un king vero e proprio”.

L’emozione dell’incontro, per Rokko, ha un sapore particolare. “Nel ’95 ero più piccolo, quindi un coach di quei tempi era per me una cosa difficile da “toccare”. Oggi ho avuto il piacere e l’onore di toccare Carlo Recalcati, abbracciarlo e avere pure quei video che lui ci ha mandato sia l’anno scorso che quest’anno per la vittoria. Di questo ringraziamo Ale Nava. Cioè, capisci che vuol dire?”.

Con due scudetti consecutivi, la domanda sorge spontanea: si può parlare di dinastia? “È una bella domanda perché gli anni passano e la voglia di fare quello che abbiamo fatto sia il primo e il secondo anno… Sono 9 anni che facciamo questo progetto, quindi avere già due scudetti è già un qualcosa di entusiasmo. Portarlo avanti sarebbe ancora più… Non ho neanche io le parole per dirti un’emozione dopo l’altra. A giugno finisce, a luglio facciamo le finali, ad agosto ci riposiamo, a settembre ricominciamo. Bello”.

Immancabile, poi, la domanda sul coro diventato ormai un tormentone: “Ma sti figli del Disagio? Ma lo vogliamo spiegare? Ormai son 2 anni che andiamo avanti con sto disagio”. Rokko sorride e racconta: “Era uscito in un modo il coro e poi è stato adattato. Si sono divertiti sia i giocatori, gli avversari, gli arbitri. E poi mi sembra che è stata una squadra di Cosenza che ha fatto con noi, il CUS. Abbiamo ballato questa canzone. Quelle parole modificate sono state la ciliegina sulla torta. Meglio di così, guarda. Non so come ci si deve divertire in curva”.

 
 
 
 
 
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