TUCCIO: OTTIMA LA RIAPERTURA DEL PIANETA VIOLA, LI’ DOVREBBE GIOCARSI IL TROFEO SANT’AMBROGIO

L’Avvocato Luigi Tuccio, figlio del compianto Giudice già presidente di Cestistica Piero Viola e Cap, appreso dell’imminente riapertura della struttura dedicata alla memoria di Massimo Mazzetto e Paolo Fulco lancia l’idea

La nota di Luigi Tuccio

La notizia della ristrutturazione della palestra polifunzionale del Pianeta Viola, veicolata dal Sindaco attraverso i media, viene accolta con grande entusiasmo dagli appassionati sportivi reggini, soprattuto nell’attuale contesto di carenza di impianti sportivi e sempre crescente diffusione della pratica del basket.
Per tali motivi si auspica che l’amministrazione colga le opportunità di affidarne la gestione ad un consorzio di società, ritenuto che alcuna di quelle presenti in città operi in continuità con la gloriosa Cestistica Piero Viola, dai sacrifici (personali) dei cui dirigenti era nata l’idea e la realizzazione di quella meravigliosa fucina.
In attesa, dunque, che anche le aree relative alla foresteria, alloggi, uffici siano ristrutturate e che la città ricordi, onorandoli, pubblicamente i dirigenti di quelle stagioni, ritengo segnalare all’Amministrazione l’opportunità di inaugurare la Palestra Polifunzionale con la celebrazione del “Trofeo Famiglia Santambrogio”, onorando la figura di Iliano, Enza, Mario, Franco e Cesare, così dando origine alla sua istituzionalizzazione.

   Il “Trofeo Mario Sant’Ambrogio” ha, infatti, rappresentato sin dagli anni settanta uno snodo dopo il quale nulla del fururo basket reggino sarebbe più stato uguale a se stesso.
Perchè a metà degli anni settanta, mentre la “Cestistica Piero Viola”, mattone su mattone, edificava le fondamenta del vero e proprio miracolo socio-sportivo, il sogno visionario della famiglia Sant’Ambrogio portò per la prima volta a Reggio le squadre del Nord e questo, nel periodo di massimo isolamento della città, fu la passerella sulla quale poi la Viola basket e tutte le altre, numerose, realtà cittadine, riuscirono a passare il fiume della storia.
Erano anni complicati, nei quali per sognare necessitava essere in qualche modo dei visionari puri. E la signora Enza è stata la più visionaria di tutti in questo senso tanto da essere già stata destinataria del Sangiorgino d’oro.

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