Uno zaino. Un semplice zaino. Anno 2026. Aliscafo per Messina.
Un ragazzo siede vicino al finestrino, lo sguardo perso nell’acqua dello Stretto. Non sa cosa porta sulle spalle. Per lui è solo un vecchio zaino vintage, comprato per pochi euro a un mercatino dell’usato o su Vinted, tessuto un po’ scolorito, cerniere che scricchiolano. Dentro: un caricatore, un paio di cuffie, una felpa. Fuori: una scritta sbiadita che lui non ha mai guardato davvero.
LATTE FRESCO.
A Reggio Calabria, nei primi anni Ottanta, quella scritta sulla maglia della Viola non era il massimo. Lo dicevano tutti, ridendo. La Centrale del Latte come sponsor, il sodalizio guidato da Rocco Falcomatà che non lasciava nulla al caso, che mandava in scena accordi importanti, che voleva la sua città in alto. Ma giocare con “LATTE FRESCO” sul petto, per un cestista neroarancio, era un po’ come presentarsi a un derby con il grembiule della mensa, altro che Opel,Panasonic o Pfizer. Eppure nessuno si tirava indietro. Perché sotto quella scritta c’era la Viola. E la Viola era la città.
C’era il derby contro la Pasta Poiatti, la vecchia Basket Reggino. Una specie di derby alimentare, dicevano quelli che c’erano. Latte contro pasta.
C’è chi ha ancora quello zaino. Quello vero, dell’epoca, con la scritta LATTE FRESCO sul davanti e, sopra, una firma tracciata con un pennarello nero che il tempo ha reso incerta ma ancora leggibile: Gustavo Tolotti. Lo custodisce gelosamente, in una scatola di cartone, avvolto nella plastica trasparente, come si fa con le cose che non hanno prezzo. Non lo usa. Non lo presta. Non lo sposta nemmeno quando fa le pulizie di primavera. Lo guarda, ogni tanto. E rivede il palazzetto, le gradinate, il fischio d’inizio e la stretta di mano con quell’uomo buono ma gigante.


