Il Professore Melara a 360 Gradi

 

 

Parliamo di Olympia con il coach della formazione reggina che è ripartita in questa stagione da un campionato nazionale molto duro e dispendioso. La classifica è ancora molto ambigua, le posizioni del ranking non sono ancora delineate al meglio.

Parliamo con il Professore Melara pronto per una nuova sfida sul parquet di Portici dopo una settimana davvero travagliata dove tante giocatrici sono state costrette ai box per influenza. Dico bene?

 

R:Si, abbiamo avuto tutta una serie di contrattempi che non ci hanno fatto preparare bene la partita contro Portici. Speriamo di recuperare quantomeno le ragazze che hanno avuto qualche piccolo infortunio. Portici non è debole, è una squadra in recupero che domenica a Caserta è stata avanti per due frazioni perdendo di dieci solamente nel finale.

Un’iniziativa lodevole quella della nuova dirigenza dell’Olympia, ovvero quella di riportare un campionato nazionale femminile per la città di Reggio Calabria, una piazza storica del basket in rosa, chiaramente si tratta dell'”anno zero” ed il futuro e la continuità a questi livelli può dare il giusto seguito?

R:Prima è necessario costruire le fondamenta e ci sono alcune obiettive difficoltà. Se si supera questa situazione si può sicuramente impiantare un’attività che possa dare soddisfazioni sia alla città sia ad un numero di ragazzi che ha bisogno di avvicinarsi al basket.

 

A microfoni spenti parlavamo di un Cap di tanti anni fa che si alzava la mattina all’alba(o anche prima) per allenarsi più volte al giorno. Sono passate tante stagioni e tanto tempo. Il semiprofessionismo ed il professionismo in generale sono davvero cambiati da quegli anni. I metodi del Professore Melara sono cambiati negli anni?

r:Sicuramente i ragazzi non sono più disposti a sacrificarsi anche perchè la Federazione non ha mai fatto molto. A dir la verità finita l’era Coccia(Presidente Fip dal 1965 al 1975) è finita la pallacanestro. Quella era gente che lavorava per trovare delle soluzioni che dessero al movimento delle spinte ed ogni anno c’era una novità positiva. Purtroppo adesso c’è un appiattimento, un appiattimento che purtroppo non porterà da nessuna parte.

 

Problema “Svincoli”, problema “Giovani” e la pallacanestro sta venendo sorpassata in scioltezza da altri sport. Il Volley,il Rugby per fare solamente un esempio. Sono anni lontani quelli in cui il basket veniva considerato il secondo sport d’Italia secondo solo al calcio.Per risollevare questo basket, da uomo di sport che vive la pallacanestro “da una vita” e che ha visto passare generazioni e generazioni di atleti e dirigenti cosa bisognerebbe fare?

 

r:Sicuramente il contrario di quello che sta facendo la Federazione adesso, che tende, con la sua politica, a far fallire le società per poter gestirsi i cartellini. Per loro non ha importanza se il movimento muore è importante che ci siano i cartellini di proprietà della Federazione. E’ tutto questo il loro obiettivo:non ne hanno altri perchè la pochezza intellettuale di tutta questa gente è questa e purtroppo è tutto a cascata, parte tutto dalla Federazione centrale e si diffonde..

 

Abbiamo sviluppato un’indagine riguardante l’attività giovanile, nello specifico anche riguardo se è un bene mandare i giovani talenti “lontano da casa” per giocare a pallacanestro se veramente si può creare un futuro con la pallacanestro per determinati talenti. Conosciamo le idee del Professore Melara:Prima viene l’uomo che deve studiare e crescere e poi viene l’atleta o il giocatore di pallacanestro in genere. E’ vero?

 

R:Si.Per come si sta strutturando la pallacanestro adesso, se nel calcio ci sono 700-800 fortunati, nel basket ce ne saranno una cinquantina, dunque non penso che sia un futuro per qualcuno. Giusto perchè sostengo che lo sport di contrapposizione è la manifestazione più intelligente che ci possa essere per esercitare i ragazzi sarebbe opportuno insistere in questa direzione ma soltanto perchè possa essere una componente della crescita dell’uomo ma non perchè possa dare delle prospettive economiche e lavorative.

 

Abbiamo visto il campo del Francavilla contro la Viola.99 Posti  a sedere per un campo di B Dilettanti. Guardando le nostre strutture, specialmente il “Boccioni” ci viene da riflettere. Questo è un problema per la crescita dei giovani?Che succede?

 

R:Sicuramente è un problema. Si sono fatti dei passi in avanti perchè prima i campi erano pochissimi. Ora ce ne sono tanti però la manutenzione è carente la gestione è assurda per questo questi impianti stanno per finire la loro vita ed anche i ragazzi abituati a ben altre comodità rifuggono il sacrificio anche per questo tipo di motivazione. Anche se, ritornando ai ragazzi, con queste “Leggi degli svincoli” avremo sempre meno tesserati ed i ragazzi non troveranno squadra o cambieranno sport contribuendo al declino del basket.

Un tesserato che cambia sport è un male per il nostro movimento. Non avremo più un amico del basket ma un nemico che non porterà più familiari ed amici al Palasport .La parte importante è il pubblico. Il pubblico deve arrivare dal Minibasket ma se noi gli impediamo di giocare è finita. E’ una politica suicida che non porta certamente il bene del basket.

 

Per chiudere, qual’è l’obiettivo del Professore Melara adesso, anno 2011?

 

r:Io ho smesso di fare basket attorno al 2000 perchè non c’erano più i presupposti per lavorare in maniera seria. Sono stato coinvolto dall’Avvocato Melissari  con i presupposti di una gran bel progetto che spero si concretizzi.

Purtroppo però con queste premesse in chiave generale, nel nostro basket con questi dirigenti, non vedo un futuro roseo.

Intervista di Giovanni Mafrici per Reggioacanestro.com

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